Miocarditi, studio choc in Canada: rischio 150 volte maggiore nei giovani vaccinati, tutti i dati



da Il Primato Nazionale – Roma, 23 nov — Nel marzo 2022 e dopo la seconda dose di vaccino le miocarditi diagnosticate nei ragazzi tra i 18 e i 29 anni sono state 148,32 volte più frequenti di quanto previsto in base al numero di casi registrati negli anni precedenti: i dati, contenuti in uno studio diffuso dalla rivista scientifica canadese Canadian medical association journal, riguardano 4 milioni e mezzo di vaccinati della Columbia britannica, provincia nell’ovest del Paese. Lo riporta La Verità.

Lo studio choc canadese: rischio di miocarditi 150 volte maggiore nei ragazzi vaccinati

I ricercatori hanno monitorato gli effetti collaterali riguardanti il sistema cardiocircolatorio dopo sette e dopo 21 giorni dalla prima, seconda e terza dose di siero anti-Covid. Ebbene, a una settimana dalle inoculazioni si sono registrate 99 miocarditi ogni 100mila vaccinazioni contro le 6,7 previste (14,81 volte di più); considerando gli effetti a tre settimane, le miocarditi erano 141 contro le 20,1 «attese» (7 volte di più).

Le categorie più colpite sono quelle dei giovani maschi tra i 12 e i 17 (25 volte di più) e tra i 18 e i 29 anni (9,87 volte di più). Per quanto riguarda Pfizer, il maggior rischio di miocarditi aumenta vertiginosamente entro sette giorni dalla seconda (con un differenziale di 134,29) e dalla terza dose (139,8) negli adolescenti della fascia 12-18.

Trucchetti statistici

Ciò nonostante gli autori della ricerca sono riusciti ugualmente a dimostrare la presunta sicurezza dei vaccini con un piccolo escamotage statistico, includendo nelle stime la bassa incidenza delle miocarditi registrata negli inoculati anziani, che contestualmente sono più a rischio di complicanze legate al Covid. Inoltre, essendo le miocarditi più frequenti dopo la seconda dose che dopo la terza, i ricercatori sono del parere che vaccinare a tappeto i ragazzini debba rimanere «la strategia preferenziale». E lo fanno citando uno studio Usa redatto nell’estate del 2021, ben prima della comparsa di varianti più contagiose ma molto meno dannose.

Del resto, dei risvolti problematici della vaccinazione nelle fasce 12-18 e 18-29 aveva già parlato, lo scorso febbraio, uno studio pubblicato dall’European journal of clinical investigation: «Nei ragazzi tra 12 e 17 anni, la vaccinazione con due dosi era uniformemente vantaggiosa solo in ragazze non immuni al Covid con comorbidità. Nei ragazzi con una pregressa infezione e nessun’altra patologia, persino una sola dose comportava più rischi che benefici». Il cosiddetto «elefante nella stanza» che da quasi due anni la comunità scientifica finge di non vedere.

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