Milano, quei suk dell’illegalità di rom e stranieri che l’amministrazione PD fa finta di non vedere (Video)


 – Anche questa domenica il via vai di gente è iniziato già di prima mattina. Con sacchetti, buste di plastica e carellini della spesa una lunga carovana di persone da piazzale Cuoco procede in fila sul grande vialone, direzione: il mercatino delle pulci di viale Puglie.

Viste dall’alto le bancarelle potrebbero sembrare un normalissimo mercato dell’usato, da visitare il weekend per cogliere qualche occasione speciale. Ma solo una volta all’interno, immergendosi tra tra stand e persone, ci si rende conto che di speciale c’è ben poco, se non una manica di venditori abusivi, che rivendono merce probabilmente rubata a prezzi stracciati, in condizioni di sporcizia e illegalità.

Si può trovare di tutto: abiti, scarpe, elettrodomestici come forni e frigoriferi, sanitari, oggettistica di ogni tipo, vecchi telefonini, giocattoli, attrezzi da lavoro.

Ma dove accade il peggio è proprio nella striscia di terra che fa da cerniera fra l’Hobbypark, il mercato legale dello scambio e del baratto e l’ex mercatino di San Donato. Un via strettissima, piena di gente che con la pioggia si riempie anche di fango.

Alcuni con le valigie, altri con dei teli stesi per terra, altri ancora con buste di plastica. E’ qui che tutte le domeniche si popola il supermercato dell’illegalità: profumi di marca, confezioni di tonno in scatola, salami, forme di parmigiano, shampo, medicine, prodotti di bellezza, tutto dai 3 ai 10 euro.

“La situazione è così da diversi anni – racconta Silvia Sardone, consigliere del Comune di Milano – da sempre chiediamo che venga chiuso, ma il Comune lo ha fatto solo per due settimane, durante la campagna elettorale. Subito dopo ha riaperto magicamente”.

Tra grida e richiami di venditori ambulanti, ci sono romeni, africani, arabi. Di italiani, invece, se ne vedono pochi, sia tra i rivenditori (anche ufficiali) che tra tra la clientela. Un suk gestito da un gruppo di rom che già dalla mattina presto occupa la zona con camper e macchine. E a pochi metri infatti si intravede il campo di roulotte dove solitamente vivono.

“Io non riesco a credere che qui possa entrare qualcuno dell’amministrazione comunale o della polizia locale e non capire chiaramente che si tratti di merce rubata”, dichiara Silvia Sardone.

In questa striscia di terra di nessuno c’è poi il reparto delle bici usate, gestito dagli africani. Se ne trovano di diversi modelli, tutte imbrattate di fango e i prezzi sono tra i 50 e gli 80 euro.

Poi in mezzo a tutta questa sporcizia c’è anche una bancarella di frutta e verdura. Ortaggi a massimo 3 euro al chilo, ma dall’aspetto poco rassicurante e senza alcun rispetto delle più banali norme igienico sanitarie.

Ma è quando tutto finisce e i rivenditori smontano baracca e burattini, che si manifesta lo spettacolo indecente di ciò che è andato in scena fino a poco prima: un’area ricoperta di immondizia, sporcizia e qualsivoglia genere di rifiuto, un’autentica discarica a cielo aperto.

Una situazione di degrado che da anni imbarazza i residenti che vorrebbero la definitiva chiusura di questa fiera dell’illegalità.

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