Milano, famiglia italiana con figli cacciata dalle case popolari: “Ma se voi foste stati stranieri…”





  – “Se andiamo avanti così, qui di italiani non ne rimarrà nessuno”. Siamo nel cortile di una casa popolare a due passi da Piazza Abbiategrasso, a Milano. Un grosso condominio gestito (male) da MM-Metropolitana Milanese, in stato di totale abbandono. Il palazzo cade a pezzi, ma il Comune aumenta gli affitti. I residenti si sentono presi in giro: sono esasperati dai disservizi e dall’essere trattati come cittadini invisibili. Un palazzone a “elle” abitato da italiani e stranieri, con quattro scale e una quarantina di appartamenti sfitti, vuoti. 


Dov’è l’emergenza abitativa di cui parlano tanto?”, si sfoga con noi un condomino. Quindi, ci si fa incontro Michela, una donna che viveva in quello stabile fino a qualche mese fa: “Ero irregolare, è vero, ma non per colpe tutte mie: vivevo qui con il mio ex marito e per anni non mi sono mai occupata di queste cose burocratiche, mi sono sempre fidato di lui, sbagliando. Ora però non è giusto che paghino i miei figli”.

Ci facciamo raccontare la sua storia: “Di fatto, sono stata cacciata, anche se non mi hanno fatto lo sgombero: ho lasciato l’alloggio di mia spontanea volontà, visto che l’ispettore di MM mi diceva che se non lo avessi fatto, avrebbero preso una denuncia anche i miei figli e dunque saremmo stati sgomberati. Allora ce ne siamo andati prima: non volevo pagassero colpe che non hanno”. È tanta la rabbia e sono tantissime le lacrime.

Poi continua: “C’è gente che è qua da anni e che non ha mai pagato l’affitto, però è rimasta e vive tuttora qui. Quando sono andata in Comune, un funzionario mi ha detto ‘Signora, se fosse stata straniera…’, senza finire la frase”. E da quel giorno questa frase mi rimbomba in testa, da quel giorno mi sento straniera nel mio Paese. Purtroppo, mi hanno fatto sentire così…”.

Ora la signora è stata segnalata e per cinque anni non può fare domanda. Lo stesso vale per i suoi figli, tutti e tre maggiorenni. Quel funzionario forse voleva proprio intendere che se fosse stata un’immigrata, con figli piccoli, allora le cose sarebbero andate diversamente. Ma può essere una colpa essere italiana con figli maggiorenni? Certo, era irregolare, ma tanti abusivi vivono ancora in quel condominio. Nel quale, peraltro, ci sono quaranta alloggi vuoti. Qualcuno da mesi, qualcun altro da anni.

E da anni, per l’esattezza dal 1993, Michela ha fatto domanda insieme al marito. E così via via fino al 2012, quando una legge contro gli abusivi li ha esclusi dal diritto di avanzare richiesta. Domande sempre non accolte o respinte. Poi la separazione e Michela è rimasta sola a badare a tutto. Ha cercato lavoro e lo ha trovato, per dar da mangiare ai suoi ragazzi. Per adesso si è appoggiata dai genitori, insieme a due dei tre figli:“Mia figlia più grande, per ora, vive dai parenti del fidanzato: ha fatto richiesta per il reddito di cittadinanza, ma le è stata respinta. I servizi sociali non possono fare niente perché non ho figli minorenni, il Comune idem, perché sono stata segnalata e non ho diritto neanche ad un alloggio provvisorio. I miei figli cercano lavoro e non lo trovano…cosa dobbiamo fare?”.

E qui un suo amico, che abita ne palazzo, sbotta: “Le leggi italiane sono fatte alla c…, perché o valgono per tutti, o non valgono per nessuno. A noi italiani ci chiedono il 730 e il Cud e ora anche lo stato dei nostri risparmi, ma scherziamo? Ci siamo messi un nodo al collo per mettere qualcosa da parte. E gli immigrati col cavolo che portano queste documentazioni, fanno i furbi. Se hanno, per dire, una casa in Marocco, mica presentano la documentazione…”.

Il grido di disperazione di Michela è l’ultima fotografia di una realtà drammatica che le istituzioni fanno finta di non conoscere: “Cosa devo fare? Sono disperata. Non ho niente, niente. Dove vado? Fra un po’ finirò in mezzo alla strada. Non ho più la mia vita, è un incubo e sto perdendo le forze: ci sono dei momenti in cui vorrei morire. Nessuno può immaginare quanto stia male per i miei figli: vado avanti solo per loro, perché hanno bisogno di me”.

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