Michele Santoro fa la vittima e scrive al “compagno” Roberto Fico: “Datemi un posto in Rai, è mio diritto”





Si apprende che per Michele Santoro lavorare in Rai è un (suo) diritto sancito dalla Costituzione italiana. L’ardita tesi si può leggere in una lettera che l’ex conduttore ha inviato al presidente della Camera Roberto Fico, cercando quindi nuove sponde politiche nella corrente di sinistra del M5s. Ma che enorme torto avrà mai subito il giornalista per chiedere l’intervento della terza carica dello Stato? Una semplice richiesta di informazioni alla Rai circa un possibile ritorno di Santoro (nella foto) nella Rai2 dell’amico Freccero, firmata dal capo dei leghisti in Vigilanza, Paolo Tiramani. Niente di grave, ma non per l’intoccabile Santoro, uno che sul divieto di mettere in discussione la sua presenza dei palinsesti Rai ci ha campato di lusso per anni. L’antefatto: Santoro e Freccero, direttore di RaiDue, si sono effettivamente incontrati nei giorni scorsi, e secondo LaStampa non in un bar, ma nell’ufficio del direttore Rai.


La notizia, poi confermata dalla Rai, è stata scoperta da Tiramani che, vista la difficoltà dei nuovi format di RaiDue, ha ipotizzato che il direttore di RaiDue avesse consultato Santoro – navigato uomo di tv e spesso campione di ascolti – per chiedergli una mano. Ecco quindi il quesito alla Rai: «Chiediamo alla Società concessionaria non solo se queste notizie sono semplici indiscrezioni ma anche a quanto ammonterebbe l’eventuale compenso riconosciuto al giornalista» per un’eventuale conduzione o consulenza. Un gossip su cui la Lega ha posto un’interrogazione alla Rai, tutto qui. La Rai ha risposto che l’incontro c’è stato ma che «non ci sono accordi sul tavolo per il ritorno del giornalista su Rai 2 o progetti concreti in partenza».

Finita qui? Macché. Tempo due giorni ed ecco che Santoro rispolvera il vecchio armamentario da martire dell’informazione libera e si appella al presidente della Camera (pure a quelli di Rai e Vigilanza). Quella della Lega è «un’iniziativa senza precedenti, non solleva obiezioni di merito su fatti, accordi reali o (cosa che sarebbe comunque grave) trattative in corso. In assenza di qualsiasi notizia di stampa sull’argomento, utilizza voci di corridoio per diffondere falsi allarmi e costringere la Rai a chiudermi la porta in faccia. Sono domande improponibili, ledono il diritto privato e impediscono a un professionista di svolgere liberamente la sua attività (…) quando la Costituzione Italiana riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto». Poi ricorda che «in un’altra epoca (il cosiddetto editto bulgaro, ndr) la magistratura è dovuta intervenire per sanzionare duramente la Rai per aver chiuso una mia trasmissione senza valide ragioni editoriali». Come dire: occhio. Siamo al martirio preventivo

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