Messina, condannati a 20 anni tre pericolosi torturatori: sono arrivati in Italia con Carola Rakete


 – Erano arrivati a bordo della Sea Watch di Carola Rackete, la comandante tedesca della nave che lo scorso anno speronò una motovedetta della Guardia di Finanza ed erano stati riconosciuti come torturatori nei centri di detenzione libici da alcuni migranti sbarcati dalla Alex & co di Mediterranea Saving Humans.

Il Gup di Messina ora li ha condannati a 20 anni di carcere ciascuno. Si tratta di Mohamed Condè, detto Suarez, 22 anni della Guinea, Hameda Ahmed, 26 anni, egiziano e Mahmoud Ashuia, egiziano, 24 anni. Erano stati fermati il 16 settembre dello scorso anno all’hotspot di Messina e accusati, di torture, violenza sessuale, associazione a delinquere, tratta di esseri umani e omicidio. Il fermo dei tre, giudicati con la formula del rito abbreviato, era avvenuto con ordinanza della Direzione distrettuale antimafia di Agrigento.

Il fatto che fossero arrivati a bordo della Sea Watch di Carola Rackete era stato messo a tacere sia dal Viminale che dai vertici della Polizia, ma raccontato in esclusiva proprio dal Giornale.

Intanto, proseguono senza sosta gli sbarchi di migranti. Il centro di accoglienza di Lampedusa è pieno. In poche ore sono arrivate dentro al porto numerose imbarcazioni con 185 persone. Dopo gli arrivi delle settimane scorse dalla Tunisia, sono ripresi quelli dalla Libia. Il tutto nonostante il duro lavoro della Guardia costiera di Tripoli, che ieri ha riportato indietro circa 200 migranti. E ieri la Guardia di Finanza ha recuperato al largo dell’isola altre 50 persone, quasi tutti provenienti da Bangladesh e Marocco. «Ci dicono che scappano dal Covid – racconta un operatore delle forze dell’ordine impiegato a Lampedusa – e che vengono in Italia perché sono venuti a conoscenza che ora possono essere regolarizzati e che possono trovare un lavoro», dopo l’annuncio del ministro Teresa Bellanova. E prosegue: «Adesso neanche più aspettiamo che arrivino. Ci è stato dato ordine di andarli a cercare». È da chiedersi perché, visto che il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in periodo di emergenza Covid aveva parlato di «porti italiani non sicuri».

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