Maxi operazione contro la mafia nigeriana: raffica di arresti. I boss operavano dai centri di accoglienza

Di Eugenio Palazzini – Roma, 3 dic – Maxi operazione della polizia, su disposizione della magistratura di Bari, contro la mafia nigeriana. Eseguiti arresti in Italia e all’estero. A finire in manette 32 nigeriani, con misure cautelari eseguite in Puglia, Sicilia, Campania, Calabria, Lazio, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Veneto e poi in Francia, Germania, Olandia e Malta. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, tratta, riduzione in schiavitù, estorsione, rapina, lesioni, violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione. Dalle indagini effettuate emerge un quadro agghiacciante che però non è affatto un fulmine a ciel sereno.


A marzo 2018 avevamo pubblicato sul nostro mensile un approfondimento per spiegare nel dettaglio quanto fosse ramificata e pericolosa questa organizzazione criminale, o per meglio dire i numerosi clan nigeriani attivi in Italia e in tutta Europa. Oggi, l‘operazione della polizia ha colpito duramente due delle gang africane più spietate: i Supreme Vikings Confraternity e i Supreme Eiye Confraternity, altrimenti noti come “Rossi” e “Blu”. Alcune delle attività criminali di queste organizzazioni mafiose venivano gestite, stando a quanto emerso dalle indagini, dal centro di accoglienza per richiedenti asilo Cara di Bari-Palese.

Gli affiliati ai due clan nigeriani controllavano infatti i traffici illeciti dal centro di accoglienza e dal quartiere Libertà di Bari, dove in buona parte si erano stabiliti. Gli investigatori hanno accertato che all’interno del centro per richiedenti asilo, le gang sono state protagoniste di una serie di aggressioni avvenute negli ultimi anni: violenza sessuali su connazionali, risse e accoltellamenti.

I crimini all’insegna dell “Tre D”

Tra le principali attività criminali dei clan, stando sempre a quanto emerso dalle indagini, vi erano lo sfruttamento della prostituzione e l’accattonaggio davanti ai supermercati. Molte donne venivano costrette a prostituirsi con violenze fisiche e pure psicologiche attraverso riti vudù. Anche in questo caso non si tratta purtroppo di una novità, ma di una conferma di questi metodi brutali utilizzati dalla mafia nigeriana. Alla base delle attività criminali c’era poi la regola delle “Tre D”: donne, denaro e droga.

Gran parte del ricavato dai traffici illeciti veniva inviato in Nigeria tramite corriere oppure utilizzo per il traffico di droga. Gli investigatori hanno documentato l’aumento esponenziale del ricavato e del conseguente flusso di denaro dall’Italia verso la nazione africana: nel 2018 i clan hanno fatto uscire ben 74,79 milioni di euro.

Di Eugenio Palazzini

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