Marina Militare e Guardia di Finanza chiuderanno i porti: e intanto gli ufficiali si “ribellano” alla Trenta





 – L e navi della Marina militare e quelle della Guardia di finanza saranno schierate davanti ai porti italiani, in modo da bloccare l’eventuale ingresso delle imbarcazioni delle Ong. È quando è stato deciso ieri nel corso del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito ieri dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Già il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, aveva annunciato di voler intensificare la presenza della Marina nel Mediterraneo, con nuove misure, andando allo scontro con il collega del Viminale, accusato di aver voluto sospendere l’operazione Sophia. Oltre a questo si procederà con i controlli aerei e radar volti a capire quando i barconi partono in modo da intervenire in tempo con un vero e proprio blocco navale militare. Inoltre, saranno fornite altre dieci motovedette alla Guardia costiera libica e si punterà a una trattativa diplomatica con la Tunisia per assicurare controlli anche da parte di quel Paese.

Se la nuova soluzione proposta da Salvini da una parte piace, i militari sono però preoccupati per un altro aspetto.

«Prima di tutto – chiarisce un ufficiale della Marina di servizio a Roma – dobbiamo ricordarci che già con Mare Nostrum, all’epoca in cui capo di stato maggiore della Forza armata era l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi – si ipotizzò di bloccare i flussi. Il risultato fu che avemmo un’invasione. È ovvio che se ci si trovasse come allora di fronte a un gommone carico di migranti e gli stessi fossero in difficoltà o si gettassero in mare, come è probabile che facciano, le nostre navi dovrebbero recuperarli e portarli in Italia. Ok al blocco navale, ma no a eventuali recuperi dei barconi, perché se il piano non fosse supportato da accordi bilaterali tra il nostro Paese e altre nazioni sarebbe un fallimento e rischieremmo una nuova invasione». Come ammesso dalla stessa Trenta la situazione libica è instabile, quindi è ovvio che a Tripoli non potrebbero essere riportati. «Ed è improbabile – fanno sapere ancora alcuni dipendenti della Marina militare – che anche Stati come la Tunisia possano decidere di accoglierli. Gioco forza si dovrebbe portarli nei Paesi a sud dell’Europa, in primis il nostro».

Vero è, peraltro, che con Mare Sicuro finora si è garantita la sicurezza delle acque territoriali, ma in tutti questi mesi gli interventi che hanno riguardato il recupero dei migranti da parte della Marina si contano sulle dita di una mano.

A questo si aggiunge che i numeri dell’operazione Sophia danno ragione a Salvini.

Nel 2017 si fecero 126 interventi per 15.218 persone soccorse, nel 2018 29 interventi per 3.172 immigrati soccorsi, con un totale di 18.390 soggetti recuperati, tutti arrivati in Italia.

Peraltro, la Trenta più volte ha fatto capire che vorrebbe i porti aperti, a differenza del collega vicepremier leghista.

«Lei – proseguono alcuni ufficiali – pensa che la soluzione sia accogliere chi arriva dalla Libia perché quel Paese è instabile. In realtà, ha ragione Salvini, in Italia non devono arrivare».

Nella diatriba tra Salvini e Trenta entra a gamba tesa il premier Giuseppe Conte: «Da alcune settimane stiamo assistendo a un progressivo incremento del numero di imbarcazioni che trasportano migranti che si approssimano alle nostre coste e sollecitano un attracco nei nostri porti. Diventa pertanto ancora più urgente coordinare le iniziative dei ministeri competenti, anche al fine di evitare che possano ingenerarsi sovrapposizioni o malintesi che finirebbero per nuocere alla nostra azione». Il vertice si terrà domani.

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