Maratin vuole schedare gli “odiatori” social: ma ecco gli insulti choc, le offese e le volgarità che scriveva lui


di Paolo Sturaro – Il renziano che vuole schedare chi sta sui social è stato smascherato. Luigi Morattin parla dell’odio che passa in rete e dell’urgenza di intervenire. Magari inventando un altro bavaglio. Ma è proprio lui ad aver usato il web per offendere. Colto in fallo, circolano sul web tutti i suoi scivoloni. Frasi volgari, offese e toni non certo da gran signore.

Morattin cerca di giustificarsi, ma non ci riesce. Le parole che ha usato nei confronti di Vendola e dei leghisti restano là. Non gli è facile dimostrare che non ci siano stati riferimenti sessuali nello scrivere di orifizio anale. Ed è comodo politicamente dire che rifarebbe i tweet contro i leghisti, perché loro restano nemici. Il problema è che per attaccare gli avversari non è necessario usare inchiostri carichi di insulti. Altrimenti si diventa odiatori di rete, cioè quelli che Morattin dice di voler combattere.

In queste ore, perciò, sul web stanno circolando alcuni vecchi post in cui il parlamentare renziano si lascia andare a un linguaggio non proprio british: «Ricordiamolo così, come l’uomo che accusava il web di essere una fogna», scrive ad esempio su Twitter Alessandro, pubblicando lo screenshot di un post di Marattin del 2012 rivolto contro Nichi Vendola. «Nichi, per usare il tuo linguaggio, ma va’ a elargire prosaicamente il tuo orifizio anale in maniera totale e indiscriminata», scriveva l’allora assessore del Pd a Ferrara. Sì, proprio così, orifizio anale.

«Si è trattato di un equivoco molto sfortunato», dice Marattin all’Adnkronos. «Volevo mandare Vendola a quel Paese. Invece di mandarlo semplicemente a quel Paese, cosa che avrei voluto fare, ho voluto imitare una delle sue perifrasi. Ma il mio non voleva essere un riferimento alla sua sessualità. Sono passati 7 anni da quel giorno. Oggi sarei meno ingenuo». Una giustificazione che non sta né in cielo né in terra. E che provoca l’ironia feroce del web.

In un altro screenshot circolato in queste ore, risalente al 2018, il deputato di Italia Viva auspica che «gli italiani con il proprio voto rimandino nella fogna quelle miserabili teste di cazzo che hanno il coraggio di sparare fesserie su spread e austerità». La risposta era indirizzata ad alcuni esponenti della Lega, come il senatore Alberto Bagnai, per via di alcune loro considerazioni espresse in seguito al crollo del Ponte Morandi.

«Avevano attribuito le ragioni del crollo alla politica di austerità dell’Unione europea. Replicando a quelle affermazioni commisi l’errore di non citarle, ma mi riferivo al fatto che speculare con i morti sotto le macerie per accampare le loro teorie economiche strampalate era una cosa miserabile. Oggi riconfermerei in pieno quel tweet», dice Marattin. Quindi dire alle persone che sono teste di cazzo è un linguaggio elegante. In un’altra occasione aveva dato del «miserabile pagliaccio» a Salvini.

Ad ogni modo Marattin difende la sua proposta di introdurre una carta di identità per i social. Un provvedimento, spiega, che «c’entra relativamente con l’odio in rete. In queste ore si è messa in moto una potente macchina, perché gli interessi in gioco sono grandi, e questi screenshot ne sono la prova. Ma io non mi faccio intimorire».

Secondo il parlamentare renziano «il problema è chi usa i social per manipolare l’opinione pubblica. La mia proposta è qualcosa di simile a uno Spid. Abbiamo competizioni elettorali che sono state distorte dall’uso del web. Parliamo di distorsioni della nostra democrazia, non si capisce perché queste regole debbano valere per tutto tranne che per il web», rimarca l’ex esponente dem.

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