Mancano posti in terapia intensiva? Il piano choc del ministro senza-Speranza: “Curare solo chi può trarre benefici”



Di Adolfo Spezzaferro – Roma, 12 gen – Se la pandemia dovesse sfuggire di mano e non ci fossero posti in terapia intensiva per tutti, precedenza ai giovani, che hanno più probabilità di sopravvivere rispetto agli anziani: lo dice la bozza del piano pandemico 2021-2023. Nel testo si affronta il caso di “pandemia, quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità”. Ebbene, in tal caso, “i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori possibilità di trarne benefici“. Ossia i giovani o comunque chi non ha gravi malattie pregresse o è in età avanzata, per l’appunto.

La bozza del piano pandemico 2021-2023

Il piano pandemico del ministero della Salute lo dice chiaramente. “Lo squilibrio tra necessità e risorse disponibili può rendere necessario adottare criteri per il triage nell’accesso alle terapie. Non è consentito agire violando gli standard dell’etica e della deontologia, ma può essere necessario, per esempio, privilegiare il principio di beneficialità“. Che è un modo per agire quando non si può garantire il ricovero in terapia intensiva a tutti.

Il ministero della Salute mette le mani avanti: “Solo una bozza informale”

La bozza, elaborata dal dipartimento Prevenzione del ministero della Salute e che indica una serie di misure per fronteggiare possibili future pandemie, sarà sottoposta alle regioni. Ma le questioni etiche implicate fanno già discutere. Intanto al ministero mettono le mani avanti: “Il piano pandemico influenzale 2021-2023 che sta circolando è solo una bozza informale, condivisa con i soggetti interessati e destinata a raccogliere indicazioni e modifiche”.

Il criterio di scelta secondo la “maggior speranza di vita”

Tuttavia appare evidente che, in caso di intasamento dei posti in terapia intensiva, come criterio di ricovero prevalga la “maggior speranza di vita”. Fermo restando che il nodo è che un sistema sanitario nazionale deve essere in grado di ricoverare tutti. E’ evidente invece che in questi mesi il governo giallofucsia non ha fatto niente per aumentare i posti in terapia intensiva. Ora quindi non resta che la questione etica. Affrontata anche in un altro documento, “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione in condizioni eccezionali”, elaborato lo scorso 29 febbraio dalla Siaarti-Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia Intensiva. Nel testo si legge un passaggio simile alla bozza del piano pandemico in merito a una !grave carenza delle risorse sanitarie”. In tal caso si “deve puntare a garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico: si tratta dunque di privilegiare la ‘maggior speranza di vita’

Anche in altri Paesi prevale il criterio di ricoverare chi ha più possibilità di sopravvivere

In effetti, nei mesi scorsi Paesi alle prese con la pandemia come la Gran Bretagna e la Svezia si sono mossi proprio in questa direzione. Una direttiva del 17 marzo 2020 per gli ospedali di Stoccolma lo stabiliva chiaramente. “I pazienti di età superiore a 80 anni o con un indice di massa corporea superiore a 40” non avrebbero dovuto “essere ammessi in terapia intensiva, perché avevano meno probabilità di riprendersi”. Peraltro la maggior parte delle Rsa svedesi non erano attrezzate per somministrare ossigeno, e quindi agli ospiti è stata data soltanto morfina per alleviare il dolore.

L’errore del governo giallofucsia e Renzi che affonda il colpo

Tornando alla bozza, è deplorevole che il governo giallofucsia l’abbia fatta circolare sulle agenzie, con gravi ripercussioni sull’opinione pubblica. Per non parlare della crisi ormai alle porte, che espone il premier Giuseppe Conte al fuoco amico (ancora per poco) di Matteo Renzi. Il leader di Iv, intenzionato a far dimettere il presidente del Consiglio, ha subito colto la palla al balzo. “Presentato il Piano pandemico nazionale. Se ci sono poche risorse, bisogna scegliere chi curare. Ho una idea più semplice. Se ci sono poche risorse, prendiamo il Mes. Ci vuole tanto a capirlo?”. Forse per Conte e i suoi in effetti non è così facile da capire (al di là del fatto che il Mes sanitario è un prestito-trappola Ue che dobbiamo scongiurare).

Adolfo Spezzaferro

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