Malika, 82mila euro in pochi giorni grazie al “vittimismo”. Il fratello: “Non dice tutta la verità, lo fa per soldi”


(Ripubblichiamo) – Di Cristina Gauri – Roma, 14 apr — Un altro colpo di scena nella tormentata vicenda che vede come protagonista la 22enne Malika Chalhy, ripudiata dalla famiglia di fede islamica e cacciata di casa dopo aver comunicato ai genitori di essere lesbica. Strumentalizzata a tempo di record dai sostenitori della legge Zan contro l’omotransfobia, la situazione della giovane — che ora si è trovata un posto dove vivere in un monolocale nello stesso Comune dei genitori — volge decisamente al meglio con ben 82mila euro raccolti in pochi giorni attraverso una campagna di donazioni su GoFund.Me. E proprio su questa somma ha qualcosa da ridire Samir Chalhy, fratello di Malika, colui che apostrofò inizialmente la sorella come «una tumorata lesbica» dopo aver appreso delle sue inclinazioni sessuali.

Il fratello di Malika: “Non dice tutta la verità”

In un’intervista rilasciata ieri a La Nazione il ragazzo sostiene infatti che Malika non starebbe dicendo tutta la verità: innanzitutto non sarebbero stati i genitori a cacciarla ma lei ad andarsene. Secondariamente, il giovane, che vive e lavora ad Alessandria, si sarebbe offerto di ospitarla, incontrando però il rifiuto di lei. Per un motivo economico, principalmente: ovvero quegli 82mila euro che, a detta di Samir, Malika vuole tenersi ben stretti. 

Samir difende i genitori

«Quelle frasi sono uscite in un momento di rabbia, dopo mesi in cui ho provato ad avere un contatto con lei», spiega il ragazzo giustificando le terribili parole pronunciate nei confronti della sorella. «Sono cose che non ridirei mai. Mia sorella, però, non racconta tutta la verità. Perché non fa sentire anche gli altri messaggi vocali, quelli in cui i nostri genitori le dicono di tornare a casa? Perché non dice che l’avrei accolta da me ad Alessandria?». Il fratello difende i genitori, «che si sono sempre spaccati la schiena» per crescere i due figli.

E’ stata Malika ad andarsene

«I miei non l’hanno cacciata di casa. E’ lei che se n’è andata». I genitori non avrebbero restituito gli effetti personali alla ragazza sperando in un suo ritorno a casa. «I miei hanno sbagliato a non restituirle gli effetti personali, ma è stato un modo per farla tornare». E la serratura della porta cambiata? «Lei ha mandato altre persone a chiedere le sue cose. E’ in quella circostanza che hanno cambiato la serratura: avevano paura che qualcuno di estraneo potesse entrare in casa, avendo Malika ancora le chiavi».

Il fratello le avrebbe teso la mano

Samir racconta di avere teso una mano alla sorella: «Le ho detto di venire a stare da me. Da due anni abito da solo ad Alessandria, dove lavoro. Lei però ha rifiutato dicendo che il suo posto era a Castelfiorentino. Ho detto ai miei di stare tranquilli, di riflettere. Poi Malika li ha denunciati ai carabinieri. Questo è stato davvero troppo. Non se lo meritavano. Non ce l’ho con lei perché è lesbica, ma perché ha voluto fare la bambina. Adesso sta portando avanti tutta questa storia perché di mezzo ci sono i soldi».

Cristina Gauri

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