Macron in guerra contro l’Islam radicale: raffica di arresti, perquisizioni e retate nelle moschee, chiuse 73 enti


Gli arresti e le retate

Il 14 ottobre è stato tratto in arresto dalle forze dell’ordine francesi un noto personaggio della comunità islamica d’Oltralpe: Idriss Sihamedi, il fondatore e il direttore di BarakaCity, un’organizzazione non governativa impegnata in attività culturali e sociali a favore dei musulmani. L’operazione, durante la quale sono stati anche perquisiti gli uffici dell’ente e sequestrati computer, documenti cartacei e libri, è stata motivata dal presunto supporto morale di Sihamedi al terrorismo islamista ed è soltanto l’ultima di una lunga serie.

Nei giorni precedenti al blitz, Sihamedi aveva utilizzato i canali mediatici della sua organizzazione non governativa per invitare i musulmani francesi “a rispondere in maniera unita ai tentativi di Macron di controllare le loro convinzioni personali e la loro vita pubblica”. Il suo arresto ha provocato un’ondata di oltraggio e indignazione sia in Francia che all’estero, in primis in Turchia, perché è avvenuto in diretta: Sihamedi, infatti, stava registrando una puntata per gli ascoltatori della radio di BarakaCity.

Secondo i dati del Ministero degli Interni, fra gennaio e ottobre di quest’anno, la “lotta contro la radicalizzazione” ha condotto alla chiusura di 73 enti, tra moschee, scuole private, centri culturali, attività commerciali e organizzazioni non governative; una cifra elevata e in crescita rispetto agli anni recenti che si inquadra e si spiega nell’ambito dell’agenda anti-islamista della presidenza Macron. Per comprendere la rilevanza di questi numeri si pensi al fatto che dal 2015 al 2017 le moschee chiuse dalle autorità nell’ambito della stessa lotta erano state 19.

Ma a risaltare, oltre al numero dei luoghi di ritrovo sui quali sono stati messi i sigilli, è la loro natura. L’attenzione delle autorità non è più rivolta esclusivamente ai locali tradizionali, come sono ad esempio le moschee, ma anche ai ristoranti, ai bar e ai centri ricreativi, luoghi apparentemente irrilevanti eppure estremamente importanti perché potrebbero essere utilizzati come dei punti d’incontro da reclutatori, imam radicali e terroristi.

Il progetto di legge

L’idea di Macron è radicale nel senso originale del termine: non propone una soluzione palliativa, anela a risolvere l’annoso fascicolo dell’islam radicale in Francia andando ad agire a livello di radici. Il primo passo, fondamentale, sarà la riforma della legge sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, il cardine del regime laicista francese, per permetterne l’estensione e l’applicazione anche alle relazioni con l’islam.

Sarà soltanto a partire da quella legge che il presidente francese potrà realizzare gli altri punti del piano: la stretta sulle moschee e sulle scuole religiose, la regolamentazione degli affari islamici a livello di politica locale in accordo con l’interesse pubblico, il potenziamento dello stato sociale per ridurre gli spazi di manovra alle associazioni caritatevoli islamiche, la formazione degli imam in Francia, la fine dell’istruzione a domicilio.

Inoltre, nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado potrebbe essere l’introdotto l’insegnamento della lingua araba con l’obiettivo di sottrarne il monopolio agli imam fai da te e facilitare il dialogo interculturale. Si tratta di uno dei paragrafi-chiave dell’intera proposta macroniana perché, se approvato, consacrerebbe la fine del modello assimilazionista che ha storicamente il modus operandi di Parigi nei riguardi dell’integrazione.

Ultimo ma non meno importante, il presidente francese ha auspicato la creazione di un istituto nazionale di islamologia avente l’obiettivo di “riformare l’islam”, ossia di privarlo di quei caratteri teologici e dottrinali ritenuti contrari ai valori della Repubblica e fonte potenziale di problemi, in quanto tradizionalmente sfruttati dai predicatori estremisti per giustificare il terrorismo e il jihad armato.

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