L’uomo di Soros sta con gli scafisti e insulta l’Italia: “Criminalizzare le Ong è da regimi autoritari”




– Criminalizzare le Ong è tipico “dei regimi autoritari“. Chi lo dice? Naturalmente l’Open Society Foundations, l’organizzazione “filantropica” del finanziere George Soros che promuove l’agenda liberal e globalista in tutto il mondo. Lo stesso Soros che, nel 2016, dalle colonne del Wall Street Journal, annunciava di “aver destinato 500 milioni per investimenti che rispondano alle esigenze di migranti, rifugiati e comunità ospitanti”.


Dopo aver dato ampio spazio alle imprese della “Capitana” Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3, La Repubblica intervista Patrick Gaspard, presidente della Open Society Foundations dal 2017, che attacca il governo sul tema dell’immigrazione e lo paragona, di fatto, “a un regime autoritario”. Nato nella Repubblica Democratica del Congo ma trasferitosi negli Usa all’età di tre anni, Gaspard è stato ambasciatore degli Stati Uniti in Sud Africa. Prima di diventare ambasciatore è stato, dal 2011 al 2013, direttore esecutivodel Comitato nazionale democratico e Direttore degli affari politici della Casa Bianca con il Presidente Barack Obama. Nel 2008, infatti, lavorò per la rielezione di Obama ed è, inoltre, un amico del sindaco di New York Bill de Blasio.

Nulla di strano, dato che George Soros è stato un importante finanziatore della – fallimentare – campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2016. Il presidente della fondazione di Soros spiega al giornale fondato da Scalfari che “la criminalizzazione delle organizzazioni umanitarie è tipica dei regimi autoritari. Abbiamo visto lo stesso copione in Ungheria, in Russia o in Turchia, dove governi illiberali stanno esercitando enormi pressioni su gruppi umanitari, sia dal punto di vista legislativo sia politico”.

Nello specifico, sottolinea Gaspard, “la nostra fondazione non garantisce sostegno finanziario alle organizzazioni che conducono operazioni di salvataggio nel Mediterraneo ma apprezziamo questi sforzi umanitari e condanniamo i tentativi di criminalizzare le attività di chi cerca di salvare vite umane“. Sui finanziamenti elargiti alle “associazioni umanitarie” e alle Ong, Patrick Gaspard sottolinea: “Sosteniamo finanziariamente anche organizzazioni che cercano di rispondere alle sfide dell’immigrazione. Ciò include realtà come Refugees Welcome Italia, che cerca famiglie italiane che aprano le loro case ai profughi e che tenta di offrire loro una comunità perché possano ricostruire le loro vite“. In verità, l’influenza dell’Open Society Foundations in Italia è molto più radicata di quanto non dica l’ex ambasciatore, come testimoniano ampi dossier già pubblicati in passato. Basti pensare al sito Open Migration, realizzato con il contributo della fondazione di Soros, un progetto che “usando competenze, dati, conoscenze vuole contribuire a formare le opinioni e le coscienze sulle migrazioni“. Open Migration, si legge, “produce informazione di qualità sul fenomeno delle migrazioni e dei rifugiati, per colmare le lacune nell’opinione pubblica e nei media“.

Secondo Gaspard la tenuta della democrazia in Italia è a rischio. La colpa? Naturalmente della destra che criminalizza le Ong ed è contraria all’immigrazione di massa. “Il contributo della società civile è essenziale per la democrazia” osserva. “Nonostante i tentativi della destra italiana di danneggiare le organizzazioni umanitarie, cittadini coraggiosi stanno usando il loro diritto alla libera espressione per sfidare la repressione e difendere i diritti delle comunità più vulnerabili. In Italia la Open Society continua a sostenere questi gruppi“, senza specificare quali siano questi “gruppi” menzionati dal presidente della fondazione.

Una domanda fondamentale si è dimenticato di porre il quotidiano La Repubblica all’intervistato. Se Barack Obama, di cui Gaspard è stato collaboratore e grande estimatore, non avesse bombardato la Libia nel 2011 insieme a Francia e Gran Bretagna, in che condizioni si troverebbe il Paese oggi? Sarebbe il regno di scafisti e trafficanti di esseri umani? Forse chi ha sostenuto un presidente corresponsabile del caos libico dovrebbe essere un po’ più prudente prima di paragonare l’Italia a un “regime autoritario”, mancando di rispetto principalmente agli italiani

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