L’uomo di Soros arrestato da Putin? Già condannato a 9 anni per frode, riciclaggio e appropriazione indebita. L’Ue chiede il rilascio


Da ByoBlu – La polizia russa ha intercettato su un aereo in partenza da San Pietroburgo Andrei Pivovarov, direttore esecutivo dell’organizzazione Open Russia.

Le reazioni della politica e della stampa occidentale

L’arresto è stato immediato con l’accusa di collaborazione per un’organizzazione classificata dal Cremlino come indesiderata. Immediata è stata la reazione dell’Unione europea che ha chiesto il rilascio di Pivovarov accusando la Russia di essere “un modello continuo di riduzione dello spazio per la società civile, l’opposizione e le voci critiche”.

Anche la stampa occidentale si è schierata su questa linea, descrivendo Pivoravov come semplice attivista e la Open Russia come una normale organizzazione della società civile come tante altre. C’è però molto di più dietro a questa vicenda che rischia di compromettere ulteriormente i rapporti tra la Russia e l’Europa.

Un tentativo di fuga e il ruolo dell’oligarca anti Putin

Il 29 maggio scorso era stato infatti avviato un procedimento penale nei confronti di Pivovarov per partecipazione alle attività di organizzazioni indesiderabili, Open Russia in questo caso specifico. Indagini che hanno portato alla perquisizione della stessa abitazione del direttore dell’ONG.

Pivovarov sostiene di essersi trovato sull’aereo per una semplice vacanza direzione Varsavia, ma con un procedimento penale pendente diviene difficile credere che quel viaggio potesse avere anche un biglietto di ritorno. Se quella del direttore di Open Russia può essere classificata come un fallito tentativo di fuga, occorre fare ulteriore chiarezza sulla natura della ONG che presiedeva.

Quest’organizzazione è stata infatti fondata dall’oligarca russo Mikhail Khodorkovsky. Un personaggio da profilo decisamente ambiguo: prima fervente sostenitore dell’Unione sovietica come partecipante attivo dell’Unione della gioventù comunista leninista per poi voltare immediatamente le spalle al regime a seguito della caduta del muro di Berlino, reinventandosi subito come business man.

Il curriculum ambiguo di Khodorkovsky

Gli anni ’90 in Russia sono infatti caratterizzati dalle grandi privatizzazioni che hanno portato alla svendita dei principali asset pubblici in favore degli oligarchi legati a doppio filo alla criminalità. Khodorkovsky rientra in questa galassia, riuscendo ad entrare in possesso della Yukos, una delle principali aziende petrolifere russe che ha permesso nel tempo a Khodorkovsky di diventare l’uomo più ricco del Paese, nonché il 16esimo al mondo.

Con l’arrivo di Putin al Cremlino scatta però la guerra agli oligarchi per permettere allo Stato di rientrare in possesso delle aziende strategiche. Khodorkovsky viene così accusato di appropriazione indebita, riciclaggio di denaro e frode e viene condannato a nove anni di prigione.

Una sentenza che la Corte europea dei diritti umani ha riconosciuto legittima e non dettata da motivi politici. A seguito del rilascio nel 2013, l’oligarca va quindi in esilio a Londra e fonda l’organizzazione Open Russia che ha l’obiettivo dichiarato di “aiutare l’Occidente a comprendere che il numero di oppositori russi al Cremlino sta crescendo di anno in anno”. Un’organizzazione che è stata appoggiata nel tempo da Henry KissingerJacob Rotschild e l’onnipresente George Soros.

I legami tra Soros e la Open Russia

In particolare quest’ultimo e la sua organizzazione Open Society condividono nome e obiettivi della Open Russia, nonché il medesimo status di ONG bandite dalla Russia. E sempre Sorosin un incontro con la Open Russia, rivendicava il suo ruolo di “consulente” verso gli oligarchi russi subito dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Quella che oggi potrebbe apparire quindi come un’opera di repressione da parte del Cremlino nasconde in realtà un conflitto, quello tra Putin e gli oligarchi che va avanti da più di vent’anni e che coinvolge gli interessi di potenze straniere e di speculatori senza scrupoli.

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