L’ultimo appello di Papa Benedetto XVI all’Europa in declino: “Matrimoni Lgbt sono contro l’umanità”


Di Emanuel Pietrobon – Ritiratosi ad un’austera e riservata vita monastica da quasi dieci anni, Benedetto XVI rompe periodicamente l’astinenza dai riflettori e dai microfoni per esprimere il proprio punto di vista su temi di stringente attualità, quando legati agli insegnamenti e ai dogmi della Chiesa cattolica e quando attinenti al mondo e alle relazioni internazionali.

L’ultimo intervento del Papa emerito, il cui contenuto sarà interamente fruibile nei prossimi giorni, è stato raccolto da una casa editrice, Edizioni Cantagalli, che lo ha integrato all’interno de “La vera Europa. Identità e Missione“, un libro dedicato al futuro della civiltà europea – che, non a caso, esce in concomitanza con il cinquantesimo anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Unione Europea e Santa Sede – e che vede la partecipazione del pontefice regnante, Francesco, in qualità di prefatore.

L’ultima chiamata di Ratzinger

L’ultimo sforzo intellettuale del Papa emerito, oramai 94enne, uscirà nelle librerie di tutta Italia nella giornata del 16 settembre. Il libro offre una raccolta di testi scelti di Joseph Ratzinger, spazianti dalla sessualità al futuro della civiltà europea, ed è stato pensato come una specie di “ultima chiamata” al Vecchio Continente, il luogo che più di ogni altro è stato plasmato dal Vangelo e che oggi, dopo quasi due millenni di matrimonio con la Croce, sembra diretto inesorabilmente verso una nuova fase storica: il post-cristianesimo.

I testi di Benedetto XVI, che a differenza del pontefice regnante non ha mai amato né i toni conciliatori con il mondo né le ambiguità, si preannunciano incendiari e fonte di probabili ricadute negative sull’immagine della Chiesa. Perché è già stato reso noto, ad esempio, che il Papa emerito ha quivi definito i matrimoni omosessuali in termini di “contraddizione con tutte le culture dell’umanità che si sono succedute sino a oggi” e “rivoluzione culturale che si contrappone a tutta la tradizione dell’umanità sino a oggi”, ed esplicato, inoltre, la natura del rapporto tra uomo e donna come “ordinata alla procreazione” e non come orientata alla separazione “tra fecondità e sessualità”.

Questione arcobaleno, rovesciamento dei rapporti tra i due sessi e mutamento dell’approccio alla procreazione; per il Papa emerito tutto è collegato, tenuto insieme da un comune denominatore e caratterizzato da un’origine condivisa: la rivoluzione sessuale del Sessantotto. Una lettura del cambiamento dell’anima e del volto dell’Occidente che Ratzinger aveva già esposto in passato, tirandosi addosso una pioggia di dure critiche, e che nel libro ha voluto approfondire, snocciolare e dotare di fondamento – dal punto di vista cattolico, perlomeno.

Il bisogno di un’ecologia dell’uomo

Diversi e molteplici sono i moniti proferiti all’indirizzo del crescentemente secolarizzato e postcristiano Vecchio Continente, che da Ratzinger viene invitato a recuperare la memoria su un fatto storico caduto nella damnatio memoriae, ovvero che “la figura di Gesù Cristo sta al centro della storia europea ed è il fondamento del vero umanesimo, di una nuova umanità”. Dimenticarsi della “dignità del tutto nuova” di cui Gesù ha investito l’Uomo sarebbe antropologicamente e politicamente pericoloso perché, prosegue il Papa emerito, “se l’uomo è solo il prodotto di un’evoluzione casuale, allora la sua stessa umanità è un caso e così, ad un certo punto, sarà possibile sacrificare l’Uomo per scopi apparentemente superiori”.

Partendo dal punto di cui sopra, il Papa emerito spiega come, secondo lui, si possa evitare che l’Uomo venga deumanizzato da quella che Giovanni Paolo II aveva ribattezzato la “cultura della morte” – ma che, alla luce dell’affacciarsi all’orizzonte della rivoluzione transumanistica, potrebbe essere rielaborata come “cultura del nulla”, dove ogni valore è relativo, ogni confine è mobile e persino la condizione umana è superabile –: la creazione di una “ecologia dell’uomo“.

L’ecologia dell’uomo, spiega Ratzinger, dovrebbe salvaguardare “la natura dell’uomo così come il movimento ecologico ha scoperto il limite di quello che si può fare e ha riconosciuto che la natura stabilisce per noi una misura che non possiamo impunemente ignorare”. Perché anche l’Uomo, similmente al Creato, è dotato di una natura propria e peculiare, la cui negazione “conduce all’autodistruzione”. Negazione che, prosegue il Papa emerito, può assumere diverse forme, tra le quali figura e risalta “la crescente tendenza al suicidio come fine pianificata della propria vita”.

L’Uomo non ha scelta, secondo Ratzinger, essendo posto dinanzi ad un bivio: essere un tutt’uno con Dio – cioè essere “creatura, immagine e dono di Dio” – oppure appartenere al Mondo – quindi sposare l’idea che “l’uomo è un prodotto che egli stesso sa creare”, ovvero che gli esseri umani “non vengono più generati e concepiti, ma fatti”. Optando per la seconda strada, spiega il Papa emerito, “si rinuncia all’idea della Creazione, si rinuncia alla grandezza dell’Uomo, si rinuncia alla sua indisponibilità e alla sua dignità che è al di sopra di ogni pianificazione”.

Sebbene gli abitanti di questa parte d’umanità – l’Europa –, in questo preciso momento storico, sembrino orientati più verso la terra che verso il cielo, preferendo la prospettiva di una vita finita e terrena a quella di una eterna e ultraterrena, Ratzinger, coerentemente con il proprio ottimismo cristiano, ha concepito l’epilogo del libro come un messaggio di speranza a contemporanei e posteri. Il Papa emerito, invero, si dice persuaso del “fatto che la ricerca di Dio è profondamente scritta in ogni anima umana e non può scomparire […], certamente, per un certo tempo, ci si può dimenticare di Dio, accantonarlo, occuparsi di altre cose, ma Dio non scompare mai”.

Riprendendo sant’Agostino, uno dei Padri della Chiesa cattolica, Ratzinger ritiene “che noi uomini siamo inquieti finché non abbiamo trovato Dio [e] che questa inquietudine esiste anche oggi”, confidando nel fatto “che l’uomo, di nuovo, anche oggi, si ponga in cammino verso questo Dio”. Una conclusione ottimistica per un’opera realistica, che, pensata per essere l’ultima chiamata della Chiesa all’Europa, può anche essere letta come una sorta di testamento spirituale di questo papa-filosofo; mai dimentico delle sue origini nonostante una vita dedicata all’ecumene.

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