L’Ong tedesca Sea Eye se ne frega della pandemia: torna in mare a “prelevare” clandestini da portare in Italia




Di Francesca Totolo – Roma, 31 mar – Dopo quasi un mese di sospensione delle operazioni di “ricerca e salvataggio” di immigrati, la Ong tedesca Sea-Eye è ripartita ieri a bordo della sua nave Alan Kurdi dal porto spagnolo di Burriana per raggiungere le coste libiche, nonostante l’emergenza coronavirus in Italia e in tutta Europa perché “i diritti umani sono sempre una priorità”. Anche quando è in corso una pandemia senza precedenti.

I primi di marzo, dopo la quarantena a bordo imposta alle navi Ocean Viking e Sea Watch, le Ong avevano sospeso le operazioni di traghettamento degli immigrati dalla Libia all’Italia. Si vocifera che il ministro Luigi Di Maio abbia comunicato agli Stati di bandiera delle navi umanitarie, Norvegia e Germania, l’impossibilità di accogliere gli immigrati a causa della tragica situazione coronavirus in Italia. Una questione è certa: senza Ong piazzate al largo della Libia, sia gli sbarchi in Sicilia sia le partenze dalla Libia si sono drasticamente ridotte. Così come si sono zittite le segnalazioni del centralino Alarm Phone, fondato dal pregiudicato e indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, padre Mussie Zerai. Nel mese di gennaio sono state 26, a febbraio 23, mentre a marzo solamente 2. Ciò è la prova del nove del pull factor delle Ong: senza le navi umanitarie pronte al trasbordo, gli immigrati non vengono imbarcati dai trafficanti sui barconi.

Intervistato ieri da AdnkronosBeppe Caccia, attivista dell’estrema sinistra, no global e responsabile operativo della Ong italiana Mediterranea con Luca Casarini, ha affermato che “è diventato infatti impossibile far arrivare i nostri equipaggi dalle altre regioni italiane in Sicilia per l’imbarco, ed ugualmente impraticabile salpare con l’imbarcazione di supporto che affianca la nostra Mare Jonio“. Quindi il problema che blocca la partenza della nave Mare Jonio verso la Libia non è lo sbarco di immigrati in Italia durante l’emergenza coronavirus, ma l’impossibilità di radunare l’equipaggio in Sicilia a causa delle ordinanze per il contenimento del virus. Caccia avverte che “non appena ci saranno le condizioni minime per farlo, saremo pronti a ripartire in missione: come ci ha ricordato Papa Francesco, possiamo salvarci, dall’annegamento o dall’epidemia, solo tutti insieme. In terra come in mare”, nonostante la diffusione del coronavirus in Africa sia allarmante e fuori controllo.

Di Francesca Totolo

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