Lo schiaffo del Marocco all’Islam: gli islamisti pesantemente sconfitti alle elezioni. Una lezione per il mondo arabo


Di Mauro Indelicato – Gli islamisti in Marocco hanno perso le elezioni. É questo il dato fondamentale delle consultazioni tenute nella giornata di mercoledì. I numeri parlano chiaro: il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, organico alla galassia dei Fratelli Musulmani, ha ottenuto appena 12 seggi su 395. Appena cinque anni fa la formazione islamista aveva ottenuto la maggioranza relativa con quasi il 30% dei voti e 125 deputati.

Una debacle importante, specie se si considera che il partito guidava la coalizione di governo ed esprimeva il premier uscente, Saadeddine El Othmani. Il risultato delle consultazioni marocchine potrebbe avere diverse implicazioni anche nel resto dell’area nordafricana.

I risultati delle consultazioni

A vincere le elezioni è stato il partito del Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (Rni). Si tratta di una formazione di orientamento liberale, con a capo il secondo uomo più ricco del Marocco, Aziz Akhannouch. I dati preliminari hanno sancito un netto successo del suo gruppo, grazie ai 97 seggi conquistati, ben 60 in più rispetto al 2016.

Akhannouch è un imprenditore impegnato soprattutto nel settore degli idrocarburi, ma il suo gruppo di recente ha iniziato a occuparsi anche di telecomunicazioni e investimenti nel mondo bancario. Forbes ha stimato le sue fortune in circa due miliardi di Dollari e la stampa locale lo ha sempre accreditato come molto vicino a Re Mohammed VI.

Un uomo d’affare quindi, capace di condurre una campagna elettorale rivolta soprattutto ai giovani e che è stato in grado anche di attirarsi con il tempo le simpatie della corona. É questo l’identikit principale che è possibile tracciare del nuovo uomo forte della politica marocchina. L’incarico di premier dovrebbe andare proprio a lui. Il sovrano in Marocco detiene ancora ampi poteri decisionali, compreso quello della nomina del capo del governo che però, almeno negli ultimi anni, ha coinciso con il leader del partito maggioritario in parlamento. Per via del risultato, Akhannouch è quindi molto vicino alla guida dell’esecutivo.

Il magnate potrebbe riuscire a formare una coalizione con altri due importanti partiti: il Partito dell’Autenticità e della Modernità e il Partito Istlqlal, piazzatisi rispettivamente secondi e terzi nelle consultazioni con 82 e 78 seggi. L’islamista Partito della Giustizia e dello Sviluppo non è andato oltre i 12 parlamentari conquistati. Il primo ministro Saadeddine El Othmani è quindi pronto a cedere lo scettro. Il calo di consenso per la formazione vicina ai Fratelli Musulmani è reso ancora più evidente dall’aumento dell’affluenza rispetto al 2016, passata dal 43% al 50%.

Una lezione per il mondo arabo

La sconfitta islamista ha due chiavi di lettura. La prima riguarda il risultato in controtendenza rispetto al resto del mondo arabo. Nel Magreb soprattutto gli ultimi anni sono stati caratterizzati dall’avanzata dei Fratelli Musulmani. Le primavere arabe del 2011 hanno aperto la strada in molti Paesi ai partiti islamisti. É stato così in Egitto e in Tunisia, per mezzo delle elezioni, si è avuta la stessa situazione in Libia dopo il rovesciamento di Muammar Gheddafi. Di recente anche in Algeria nelle ultime consultazioni parlamentari le formazioni legate alla fratellanza hanno registrato un importante incremento di voti. In Marocco, al contrario, dopo un decennio di governo gli islamisti hanno rischiato di rimanere fuori dal parlamento.

Un segnale non indifferente e che potrebbe essere premonitore per altri Paesi dell’area. E qui si arriva alla seconda chiave di lettura. Il caso marocchino è peculiare nel Magreb ma è forse un modello di maggior successo rispetto agli Stati vicini. Qui le riforme sono state introdotte in modo graduale e non c’è stata preclusione per l’accesso di tutte le formazioni, comprese quelle islamiste, alla vita politica. Questo ha dato modo alla società di confrontarsi in modo più pacifico e di metabolizzare le novità con tempi più consoni alla realtà locale. Di conseguenza, i partiti legati alla Fratellanza Musulmana da un lato non hanno tenuto posizioni estremiste come in altri contesti e, dall’altro lato, sono entrati e sono usciti dal governo in modo democratico. La dimostrazione che, molto probabilmente, senza forzature interne o esterne le posizioni più radicali nel mondo arabo è possibile contrastarle e metterle in minoranza evitando grossi scossoni alla società.

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