L’estremista di sinistra Raimo come Isis vuole sfregiare i monumenti: “Cancellare la scritta Dux dall’obelisco”


Di Ilaria Paoletti – Roma, 2 feb – Christian Raimo pubblica sulla sua pagina Facebook una petizione che sostiene di voler combattere il degrado a Roma abbattendo i monumenti. Ovviamente non monumenti a caso, ma quelli riconducibili al Fascismo e, nel caso di specie, l’obelisco “Dux” al Foro Italico della Capitale.

Raimo, l’obelisco e la storia di Roma

Per chi chiama da fuori Roma, ricordiamo che l’obelisco “incriminato” citato da Raimo sorge a pochi passi dallo Stadio Olimpico, in una zona / quartiere costruita in larga parte durante il Ventennio e ampliata in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960. Due eventi o epoche storiche che, a parte l’intervento dei palazzinari, sono state in grado di cambiare l’eterno volto della indolente Capitale d’Italia. Negli ultimi anni, inutile dirlo, un certo lassismo politico ha precipitato non solo le periferie ma anche i quartieri centrali di Roma nel degrado più assoluto.

Il benaltrismo antifascista sulla movida (che non c’è)

Ma, invece di dare la colpa a chi dovrebbe teoricamente occuparsi del decoro della Capitale (Virginia Raggi, ti fischiano le orecchie?), Raimo preferisce scadere nel banale e incoerente appello a rimuovere l’obelisco dedicato a Mussolini: “Negli ultimi tempi si parla molto di decoro e degrado a Roma. Invece di discutere di educazione, povertà, welfare, si invocano misure di controllo contro la movida, il chiasso e soprattutto le scritte sui muri, come se fossero il segno apocalittico di inciviltà”, si legge nell’appello “Pensiamo che se davvero ci interessa una città diversa, aperta, multiculturale, viva, dovremmo farne un terreno di battaglie politiche importanti. La prima è quella contro il fascismo, il razzismo, l’emarginazione, la violenza sociale. Per questo è giusto cancellare quelle scritte che ricordano e omaggiano una cultura di sopraffazione, come quella dell’obelisco del Foro italico con scritto Dux”. “È un monumento che non ha nessun rilievo nella pedagogia pubblica che dovrebbe stare a cuore alla città” si legge ancora “È degrado, questo sì, che il centro di quel quartiere sia un monumento al fascismo e non un monumento all’antifascismo”.

Roma è una ghost town, ma il problema è l’obelisco

Punto primo, l’appello che condivide Raimo sembra uscito fuori direttamente dal 2019, anno lucente in cui ancora si poteva parlare di movida come di “semplice inciviltà” e non come un attentato alla salute pubblica. Chi è che a Roma, dall’emergere del coronavirus, si lamenta del chiasso della movida quando tutti i locali sono chiusi? Al massimo, vediamo multare ragazzini per avere la mascherina abbassata. Forse qualche benestante con affaccio su Ponte Milvio, perché il resto della Capitale – un po’ come tutta Italia – sembra una ghost town, per citare gli Specials.

Cittadini “oppressi” dal Fascismo?

Punto secondo, dove sta scritto che l’obiettivo principale dei cittadini romani risieda in questa fantomatica lotta per il multiculturalismo? In una città soffocata dalla burocrazia, dai costi degli affitti esorbitanti, dai mezzi pubblici a colabrodo, il cittadini romano dipinto da Raimo si sente davvero “oppresso” dal degrado dell’obelisco dedicato a Mussolini? Ora che, poi, non si può neanche più andare allo stadio, chi è che ricorda anche solo l’esistenza di quel monumento? In ultima analisi (punto terzo), l’obelisco dedicato a Mussolini viene definito da Raimo “un monumento che non ha nessun rilievo nella pedagogia pubblica che dovrebbe stare a cuore alla città”. Ma come, da un antifascista Doc come Raimo ci aspettavamo quantomeno un’analisi sull’imperitura memoria delle nefandezze del Fascismo che tale monumento dovrebbe costantemente ricordare ai cittadini dell’Urbe.

Raimo neopaladino della cancel culture

Invece, niente da fare, Raimo scade nella vulgata alla Black Lives Matter che per mettere a tacere ogni genere di domanda preferisce abbattere monumenti, togliere di mezzo la torre degli scacchi, come se questo rendesse Roma una città migliore, più aperta o anche solo equa – quando per equità non si intende solo l’accoglienza nei confronti di chi viene da fuori ma anche (e soprattutto) dignità per chi già subisce l’incompetenza di chi la governa. E la cecità piccolo borghese degli antifascisti come Raimo che quando stiamo con “le pezze ar culo” si fa i gargarismi con l’allarme degrado quando l’ultima volta che l’ha visto è stato in un film di Pasolini.

Ilaria Paoletti

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