“La legge voluta da Bonaccini ha peggiorato le cose”: il tecnico inchioda il governatore dell’Emilia Romagna e il PD

Da Affari Italiani – La situazione in Emilia Romagna resta critica, la pioggia continua a cadere e questo non aiuta nei soccorsi. Mentre le vittime sono salite a 13 e si contano ancora molti dispersi, nelle zone di Faenza e Ravenna si continua a lottare con il fango e l’acqua alta.

La responsabilità della catastrofe è stata attribuita alla quantità di pioggia caduta in così poco tempo, ma c’è anche chi avanza un’altra ipotesi sulle reali cause. Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano, punta il dito contro il presidente dell’Emilia Romagna:

“La legge del 2017 per delimitare il consumo di suolo – dice Pileri al Fatto Quotidiano – approvata da Bonaccini in realtà lo ha aumentato. Li avvisai che con le medie che già avevano, il 3% avrebbe fatto loro consumare negli anni successivi la stessa misura di suolo dei precedenti, aggravando il bilancio delle aree impermeabili”.

“Noi – prosegue Pileri al Fatto – continuiamo a giocare con i piani urbanistici comunali: non funziona. In questa polverizzazione decisionale, il singolo capannone sembra non contare ma la somma di tutti i capannoni produce un disastro“, spiega Pileri. La Regione ha completato solo dodici delle 23 casse d’espansione previste per i fiumi. Due dovevano funzionare per il fiume Senio nel Ravennate.

Per i comuni di Castel Bolognese, Cotignola, Lugo, Fusignano. Ma finora ne è stata realizzata soltanto una. Che non è ancora collegata al fiume. A Faenza invece ci sono. Ma il municipio ha rilasciato autorizzazioni a costruire a ridosso del Lamone. Per il professore “se una regione promette compensazione, prendendo il suolo per fare un’autostrada e spostandolo da un’altra parte, è una presa in giro. Non si risolve così il problema”.

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