Legami con il pedofilo Epstein e donazioni ai Dem: chi è il giudice che ha dato l’ok al blitz contro Trump


da Il Giornale – Si chiama Bruce Reinhart il giudice che ha concesso l’autorizzazione all’irruzione in quel di Mar-a-Lago nella tenuta di Donald Trump. Prodotto di Princeton, ex pubblico ministero, avvocato difensore, è noto per la sua meticolosità. Magistrato dal 2018, Reinheart appare come una figura molto rispettata all’interno della comunità legale della dorata contea di Palm Beach. Ha prestato giuramento come magistrato federale nel marzo 2018 dopo essere stato nominato a maggioranza dai giudici della corte distrettuale degli Stati Uniti nel sud della Florida.

I candidati per la posizione devono essere un membro in regola del più alto tribunale di uno Stato o territorio e sono controllati da una giuria di merito composta da avvocati e non avvocati della comunità. La biografia ufficiale del giudice afferma che “ha gestito dossier che abbracciano l’intera gamma di reati federali, inclusi narcotici, crimini violenti, corruzione pubblica, frodi finanziarie, pornografia infantile e immigrazione”.

Uno dei suoi dossier più “scottanti” fino ad oggi, in qualità di avvocato difensore penale, è stata la difesa del deputato democratico Tim Mahoney, un legislatore della Florida che ha corso su una piattaforma di “fede, famiglia e responsabilità personale” mentre portava avanti una serie di relazioni extraconiugali. Mahoney successivamente è stato indagato dall’FBI per aver assunto una delle sue amanti per lavorare nel suo ufficio del Congresso prima di metterla sul libro paga della sua campagna.

Il legame indiretto con Epstein

Se non si trattasse di un caso così eclatante, il suo nome figurerebbe in fondo alla cronaca di queste ore, ma un dettaglio sul proprio curriculum sta momentaneamente oscurando la vicenda principale. Reinhart, infatti, è stato avvocato difensore di alcuni ex collaboratori di Jeffrey Epstein, il magnate dalle conoscenze illustri arrestato per abusi sessuali e traffico internazionale di minorenni, morto in carcere in circostanze misteriose due anni fa. Quei dipendenti includevano la sua assistente e presunta reclutatrice di prostitute minorenni, Sarah Kellen, e Nadia Marcinkova, una delle schiave sessuali di Epstein, a sua volta poi coinvolta nei giri sordidi del miliardario, a cui è stata concessa l’immunità in un controverso patteggiamento del 2007. All’epoca, Reinhart si era appena dimesso dall’ufficio del procuratore degli Stati Uniti della Florida meridionale e dal giorno successivo si era occupato dei casi di Kellen e Marcinkova.

Reinhart è stato in seguito citato in una causa civile da due delle vittime di Epstein, che lo hanno accusato di aver violato le politiche del dipartimento di Giustizia. Reinhart alla fine ha negato le accuse e ha insistito sul fatto che non faceva parte delle indagini federali su Epstein, come riportato da Politico e dal New York Post. La causa per i diritti delle vittime intentata nel 2011 ha portato a sostenere che Reinhart avrebbe violato la politica del dipartimento di giustizia cambiando posizione lavorativa e sfruttando il suo accesso a informazioni riservate sul caso per assicurarsi un lavoro con Epstein. Reinhart ha negato di avere accesso a “informazioni riservate e non pubbliche sulla questione Epstein”, ma l’ufficio del procuratore degli Stati Uniti ha affermato il contrario, secondo il Miami Herald.

Le donazioni ai partiti

Reinhart è anche un donatore bipartisan abituale nelle campagne elettorali made in Usa: i registri finanziari delle campagne federali mostrano che nel 2008 ha donato 1.000 $ alla campagna presidenziale del presidente Barack Obama e altrettanti all’Obama Victory Fund, un comitato congiunto di raccolta fondi. Aveva anche donato in precedenza all’ex governatore repubblicano della Florida Jeb Bush nel 2016 quando era in corsa per la presidenza. I registri statali mostrano che in diversi cicli elettorali, Reinhart ha donato alcune migliaia di dollari a una manciata di candidati, tra cui Dave Aronberg, nonché candidati in corsa per la carica di giudice, procuratore di Stato, difensore d’ufficio e un democratico che si è candidato alla Camera della Florida. Nulla di sconvolgente, considerando come il finanziamento alla politica viene percepito negli Stati Uniti, ovvero un diritto di ogni cittadino.

Non appena è stato reso il suo nome il web si è scatenato e su Twitter sono in molti a chiederne la testa al grido di “Impeach Bruce Reinheart”; c’è chi poi grida al complotto, considerando che la biografia di Reinheart non risulta più accessibile dal sito della sua corte di riferimento. Reinheart, notizia non confermata, sembrerebbe inoltre essere nel board of trust di una sinagoga della Florida meridionale. I lealisti di Trump, desiderosi di mettere in discussione la legittimità del raid dell’FBI, sul web si sono scatenati sottolineando l’incoerenza tra il suo ruolo nel caso Epstein e le rigide prescrizioni della religione ebraica. La Sinagoga, tuttavia, non ha ancora dato risposta alla stampa sulla richiesta di eventuali chiarimenti.

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