Le spese pazze del PD a Bologna: spende 10mila euro a nomade per fargli due campi nuovi di zecca

  – Il prezzo è salato. Salatissimo. A conti fatti parliamo di circa 10mila euro a nomade, spicciolo più spicciolo meno. Soldi che il Comune di Bologna ha versato in ossequio alla realizzazione del programma delle microaree per rom e sinti. Il progetto, come raccontato dal Giornale.it, prevede il superamento dell’area di sosta di via Erbosa, realizzando due piccoli campi nomadi sparsi per il quartiere, “moltiplicando il problema” invece di eliminarlo.


Che l’idea di aprire due accampamenti per riuscire a chiuderne uno non sia una mossa geniale, può essere affermazione soggetta a contestazione. Per carità. Quel che non pare opinabile è però il fiume di denaro pubblico che è stato speso per edificare soluzioni (teoricamente) temporanee e dal successo tutt’altro che scontato.

Andiamo con ordine. Per “soddisfare l’esigenza di accoglenza delle famiglie nomadi che mantengono uno stile di vita non stabilizzato o che sono in attesa di una collocazione permanente”, il Comune guidato dal Pd ha partecipato a un bando regionale che metteva all’asta 700mila euro per la superare le aree sosta e costruire così due microaree pubbliche da affidare ai nomadi. Si trattava di costruire due insediamenti nel quartiere Navile “con le caratteristiche proprie dei campi già presenti nelle aree comunali” (e visto il degrado medio, questo già dovrebbe preoccupare), ma “di dimensioni atte all’accoglimento di massimo 4 famiglie distinte su un’unica area asfaltata”. Le piazzole avranno tutto l’occorrente: attacchi per l’energia elettrica, acqua potabile e scarico dei reflui civili. Inoltre non mancheranno servizi igienici comuni, illuminazione pubblica, recinzione, cancello e pure l’area verde. Tutto a spese del Comune. Ai sinti che vi andranno a vivere verrà chiesto di trattare con cura l’opera (prima scommessa), di rispettare le regole (seconda scommessa) e di pagare l’affitto e le utenze (terza scommessa).

I tecnici del Comune piddino a febbraio del 2018 realizzano un computo metrico estimativo per la realizzazione delle due microaree. Ne esce un conto da 313mila euro tra lavori veri e propri, costi della sicurezza, oneri fiscali, allacciamenti e imprevisti vari. Volete alcuni dettagli? Il prezzo di 4 bagni era stimato a 4.200 euro l’uno, per un totale di 16.800 euro. Poi ci sono i due cancelli carrabili a due ante (5mila euro) e quelli pedonali (1.600 euro). Più il il prato, le siepi e le reti di recinzione. Un salasso.

I fondi arrivano in parte dalla Regione Emilia Romagna (250mila euro), in parte da risorse proprie del Comune (63mila euro). Al bando partecipano diverse aziende, ma se l’aggiudica un’impresa edile di Trapani con un ribasso del 26,3 %. Prezzo finale teorico: 217.423,72 euro, più circa 45mila euro per allacciamenti, Anac e imprevisti. Direte: almeno hanno rispariamo un po’ di danaro. Sbagliato. Con i lavori, infatti, iniziano anche i problemi. Nei mesi le ruspe si fermano più volte per condizioni meteo avverse, atti vandalici (in via Pescarola) e imprevisti vari. In particolare durante in via del Gomito vengono trovate “due condotte idriche in pressione”, non viste prima. Serve quindi “una redistribuzione interna degli spazi” della microarea e le modifiche costano, così come costa “il ripristino dei danni”, l’installazione di telecamere anti-vandali e i nuovi allacciamenti. Il totale della variante è di 48.629,59 euro, cifra che fa schizzare a 285.097,11 euro la mazzata netta finale. Alla fine, visto che l’opera servirà a spostare appena 30 persone, si tratta di un investimento di circa 10mila euro a nomade.

“Con gli stessi soldi”, sussurra un residente, “si potevano affittare intere palazzine”. Considerazione intelligente: in fondo le microaree dovrebbero essere una soluzione temporanee in attesa che le famiglie sinti trovino una casa e inizino a pagare l’affitto. Invece si è preferito spendere circa 300mila euro, col rischio di perderli. Anzi: alla fine del progetto, il Comune dovrà pure “ripristinare le condizioni originarie dell’area”. Ovviamente a spese dei contribuenti.

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