Le isteriche femministe di sinistra stanno con i teppisti e attaccano Sala che difende la statua di Montanelli


Di Cristina Gauri – Milano, 16 giu – E’ ancora bufera intorno al «raid punitivo» sulla statua di Indro Montanelli a Milano e la relativa richiesta – avanzata dai centri sociali, emuli alla pummarola del Black lives matter che hanno talebanizzato il monumento – di eliminare per sempre l’opera commemorativa del giornalista.Sì perché mentre la Digos sta ancora vagliando i filmati delle telecamere di videosorveglianza ai giardini nel tentativo di identificare gli esecutori materiali del gesto – che nel video della rivendicazione del Lume (Laboratorio universitario metropolitano) sono tutti incappucciati – il sindaco Beppe Sala in un video postato ieri su Facebook ha risvegliato gli antagonisti dal loro «sogno bagnato» iconoclasta ribadendo che la statua «resta dov’è» e che le vite vanno «giudicate complessivamente». Dichiarazioni che hanno originato uno tsunami di critiche ferocissime dai sostenitori italiani del movimento, a cui ha replicato: «Sono uno che ci mette sempre la faccia, il che presumibilmente non mi porterà a fare una grande carriera politica. Potevo certamente usare altre parole ma sono testardo e insisto su un punto. Occhio che se revisionismo deve essere, allora lo sia fino in fondo. Se il tema è la pedofilia, ci sono altri casi di personaggi ricordati con piazze, vie, scuole a Milano a cui potremmo dedicarci. Poi passeremmo ai guerrafondai, categoria ricca di riconoscimenti municipali. E via di questo passo, in un meraviglioso processo senza fine. Mi interessa di più occuparmi di chi sta perdendo il lavoro», ha chiosato.

Una volta che ci si piega a 90 gradi con i gendarmi del progressismo, si sa, poi non è più possibile prostrarsi ad un’angolazione meno profonda. Perché sottostare alle leggi del politicamente corretto implica accoglierne ogni sua istanza, in un climax ascendente di richieste folli e di accettazione di qualsiasi sopruso nel nome di una minoranza dittatoriale che reclama «diritti».

Sicché oggi alle 18:30 il primo cittadino meneghino 18.30 si ritroverà un presidio organizzata proprio sotto il suo ufficio, in piazza Scala, dalle sempre ubiquitarie femministe di Non una di meno. Una contestazione per affermare che «lo stupro e la pedofilia non sono errori. Vogliamo rispondere innanzitutto al sindaco Sala in quanto rappresentante di un gruppo di potere che finora si è autoassolto in continuazione, alimentando una cultura della violenza strutturale e negando qualsiasi discussione su colonialismo e razzismo», si legge in un comunicato. Non una di meno riceve anche l’assisti dell’europarlamentare Pd Pierfrancesco Majorino, ex assessore della giunta Sala, che afferma di essere  «sconcertato per la continua minimizzazione delle colpe di cui si è fatto portatore Montanelli in quello specifico momento della vita».