Trieste, lavoratori portuali, vaccinati e non, in rivolta contro il Green Pass: “È una discriminazione”


Di Miriam Gualandi – Sono pronti a scioperare e far valere i loro diritti i lavoratori del porto di Trieste. La decisione è unanime: il green pass non lo vogliono, è una misura discriminatoria e se dal 15 ottobre dovesse entrare in vigore, il porto si fermerà.

Una decisione che potrebbe avere ripercussioni importanti sull’economia del nostro Paese, visto che il Porto di Trieste è il maggior porto italiano per flusso di merci trasportate, superiore anche agli scali di Genova e Livorno.

Dopo un’assemblea tenutasi due giorni fa, il Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste ha pubblicato un comunicato in cui si ribadisce che il Green pass non è una misura sanitaria ma di discriminazione che “impone a una parte notevole dei lavoratori di pagare per lavorare”.

I lavoratori, vaccinati e non vaccinati, hanno dato mandato al Coordinamento di richiedere tamponi salivari gratuiti per tutti coloro che entrano in porto. Le operazioni lavorative rallenteranno da subito, un primo avvertimento al Governo per dimostrare che i lavoratori fanno sul serio, fino a fermarsi del tutto se il green pass sul posto di lavoro dovesse entrare davvero in vigore.

Non solo, i lavoratori parteciperanno come associazione di categoria anche al corteo no green pass previsto per domani 1 ottobre a Trieste e hanno fatto sapere che aderiranno allo sciopero generale di 24 ore indetto dai sindacati di base l’11 ottobre prossimo.

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