L’antirazzista (di facciata) Biden delude i buonisti: conferma il tetto per i rifugiati a 15mila messo da Trump


Di Ilaria Paoletti – Washington, 17 apr – Che “delusione”, Joe Biden! Dopo aver basato una campagna elettorale sul movimento Black lives matter con appelli all’unità, ha confermato per l’anno in corso il tetto massimo di rifugiati che gli Usa possono accogliere messo dall’amministrazione del “cattivissimo” Donald Trump.

Biden e il tetto per i rifugiati di matrice Trump

Una mossa che irrita un po’ l’elettorato petaloso di Joe Biden – attendiamo i commenti delle empatiche star hollywoodiane, così leste nel criticare Trump – quella di ieri, con la quale il presidente degli Usa ha confermato per l’anno in corso il tetto massimo di 15mila rifugiati precedentemente messo dall’amministrazione Trump. I democratici avevano proposto  un numero molto più alto, 62.500, ma Biden non ci ha voluto sentire sebbene abbia varato una normativa velocizza le ammissioni dei rifugiati ed apre posti anche a persone provenienti dalle regioni, in Medio Oriente ed Africa. Trump, invece, aveva escluso queste ipotesi.

Le giustificazioni con i democratici

E dire che  lo stesso Biden si era impegnato, nel tempo, ad arrivare ad accogliere 125mila rifugiati. Una promessa per ora lungi dall’essere mantenuta e infatti la decisione del democratico di mantenere il tetto a 15mila, dalla stampa statunitense viene vista come una poco edificante marcia indietro da parte dell’amministrazione a stelle estrisce. Già a  febbraio, infatti, il dipartimento di Stato aveva presentato un rapporto al Congresso in cui si chiedeva di aumentare il tetto massimo di rifugiati a 62mila unità, cambiamento richiesto proprio dai democratici che Biden rappresenta. Un portavoce dell’amministrazione Biden ha giustificato la decisione impopolare col pubblico dem con la preoccupazione per l’aumento dei flussi migratori al confine col Messico, ma secondo il New York Times, la valutazione delle richieste d’asilo viene efettuata in un sistema interamente separato da quello per i rifugiati.

Ilaria Paoletti

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