La vomitevole ipocrisia di Zingaretti e Di Maio: si sono ricoperti di insulti e infamie, ora inciuciano insieme




Amici mai, per chi si odia come loro. Nemici nemmeno però. Al passato basta dare un colpo di spugna. Almeno fino a quando conviene.

Il 24 marzo 2013, Luigi Di Maio dichiarava: “Il Movimento è nato in reazione a Pd e Pdl, in reazione al loro modo di fare politica. E oggi propone uno stile nuovo, radicalmente diverso. Nulla a che vedere con inciuci politici o pasticci tecnici. Su questa linea siamo coesi, compatti e motivati, non c’è spazio per scout e agenti di mercato. Non ci spaccheremo, sono pronto a scommettere“. Oggi queste parole fanno storcere un po’ il naso.

Ma senza andare poi così lontano, il leader pentastellato, nel maggio dell’anno scorso, sembrava lapidario: “Se il Pd è ancora Renzi, come ha dimostrato, e dopo che hanno aperto al dialogo al Colle hanno poi chiuso in una trasmissione tv io col Pd non voglio averci mai più nulla a che fare”. Un anno dopo, sembrava ancora più tranchant: “Il Pd è un condominio ed io non ho intenzione di mettermi a discutere con un partito che ha dentro 100 anime che si sono messe subito a litigare prima che chiarissi che la proposta era rivolta alla Lega“. E ancora, nel maggio 2019: “La vera natura del Pd è quella di difendere privilegi e perseguire interessi personali: è per questo che il governo deve andare avanti. Questa gente che sia Pd o Forza Italia deve stare all’opposizione, perché in maggioranza continuerà a sperperare i nostri soldi per i loro privilegi. Zingaretti sta facendo punteggio in negativo, ne aggiunge un altro dopo la legge Zanda che doveva aumentare gli stipendi ai parlamentari, dopo la legge Zanda che doveva ricostituire i vitalizi, dopo la legge per reintrodurre il finanziamento pubblico ai partiti adesso vota contro il taglio dei parlamentari, è la vera natura del Pd e non mi meraviglia”. Di Maio tuonava poi così il 16 maggio scorso: “Il Pd in queste settimane si è tenuto il presidente della Regione Calabria, indagato per corruzione su sanità e appalti. In Umbria c’è stato uno scandalo vergognoso e il silenzio di Zingaretti sulle indagini che stanno attraversando il Pd ricorda molto, o peggio ancora, il silenzio di Renzi sulla Boschi. Il Pd ha cambiato il volto ma non la sua natura. Questo è il partito con cui si sta dicendo in questi giorni che vogliamo fare un’alleanza? Con un partito che è lo stesso partito renziano ma ha solo cambiato il volto. Un partito che si è alleato con Cirino Pomicino in Campania, che sta governando Gela con FI. Zingaretti, quello del cambiamento?”.

Dal canto suo, il diretto interessato del Pd ha sempre ribattuto a tono alle accuse grilline. Qualche esempio? “Di Maio dice che votare per me è votare l’establishment? Un altro manifesto dell’ipocrisia. Uno che a 27 anni faceva il deputato e fa la parte del proletario ha una idea dell’Italia capovolta”, dichiarava il segretario dem. E poi, giusto per semplificare: Di Maio è “un bugiardo seriale”, “sta bruciando miliardi di euro degli italiani”, “osceno”, “sciacallo che cerca voti”, “pensa prima alle poltrone”, “indecente”, “gioca sulla pelle dei lavoratori” e così via.

Offese personali, attacchi e contrattacchi veementi, odio e rancori che tutto lasciavano presagire meno che scoppiasse un amore, seppur condizionato. Oggi Zingaretti dice che non pone nessun veto su Di Maio e Di Maio ordina ai suoi di intavolare dialogo e trattative. Insomma, c’eravamo tanto odiati ma ora scurdámmoce ‘o ppassato, ché tocca pensare alla poltrona.

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