La toga rossa Palamara si “pente” e manda un messaggio di scuse a Salvini: “Profondamente rammaricato”




di Mia Fenice – Dopo le polemiche roventi di questi giorni, sui contenuti delle chat dei magistrati contro Matteo SalviniLuca Palamara, il giudice al centro della vicenda, ha inviato un messaggio di scuse al leader della Lega. «Sono profondamente rammaricato dalle frasi da me espresse – scrive il giudice, secondo quanto riporta oggi La Verità – e che evidentemente non corrispondono al reale contenuto del mio pensiero, come potranno testimoniare ulteriori conversazioni presenti nel mio telefono». Aggiungendo «di aver sempre ispirato il mio agire al più profondo rispetto istituzionale che è mia intenzione ribadire, anche in questa occasione, al senatore Salvini».

«A parte lui non c’è… non ci sono le figure, ci sono pezzetti». Non emergono solo attacchi da Luca Palamara, nei confronti di Matteo Salvini. Parlando con l’ex membro laico del Csm, Paola Balducci, Palamara non nascondeva apprezzamenti sulla statura politica dell’attuale leader della Lega, parlando dello scenario italiano. Un apprezzamento condiviso anche dalla Balducci.

Salvini e la lettera a Mattarella

Il caso era scoppiato due giorni fa. Il quotidiano La Verità aveva scritto un articolo durissimo dal titolo La chat delle toghe su Salvini: anche se ha ragione lui dobbiamo attaccarlo.  Subito dopo Salvini aveva scritto al capo dello Stato Sergio Mattarella. «L’articolo documenta uno scenario gravissimo: diversi magistrati nei loro colloqui privati (intercettati nell’ambito del procedimento a carico del dottor Luca Palamara) concordavano su come attaccare la mia persona per la politica sull’immigrazione che all’epoca, quale ministro dell’Interno, stavo portando avanti». E poi ancora: «L’avversione nei miei confronti – aggiunge il leader del Carroccio – è evidente al punto che, secondo quanto risulta dalle intercettazioni riportate sul quotidiano, uno dei magistrati, il dottor Palamara, pur riconoscendo le ragioni della mia azione politica, individuava nella mia persona un obiettivo da attaccare a prescindere. Intenzione che veniva condivisa da altri magistrati». Ne era seguita una telefonata tra Mattarella e Salvini. Null’altro.

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