La sinistra “anti-italiana” sfrutta il virus per regolarizzare migliaia di clandestini. Ira della Lega: “Pensate agli italiani”




– Prima Teresa Bellanova, poi Giorgio Gori. Si fa strada a sinistra l’idea di sfruttare l’emergenza coronavirus per approvare un decreto flussi e regolarizzare centinaia di migliaia di immigrati irregolari. “Ci vuole un provvedimento urgente”, ha detto quattro giorni fa il ministro dell’Agricoltura. “Servono almeno 200 mila lavoratori extracomunitari”, le fa eco Giorgio Gori. Scatenando l’ira della Lega.

“A tutti questi nostri amministratori vorrei far presente che siamo di fronte a una tragedia umanitaria le cui dimensioni ancora non sono note, anche in termini di durata, che tutta Italia è chiusa in casa, che il nostro sistema produttivo è paralizzato, che stiamo per affrontare una crisi economica di dimensioni mai viste, che molte azionde non riapriranno e che questi sono i presupposti di una fortissima impennata degli indici di disoccupazione a livello nazionale”, attacca il senatore della Lega Roberto Calderoli. Per il vice presidente del Senato il motto “prima gli italiani” deve valere soprattutto in tempi di Covid-19. “Nei campi ci mandiamo i disoccupati italiani – dice – che verranno regolarmente pagati per questo lavoro oppure ci mandiamo quei cittadini italiani che percepiscono il reddito di cittadinanza e in questo caso li mandiamo gratis per non fare cumulo”.

Che la chiusura delle attività e le restrizioni all’ingresso possano diventare un problema per le imprese agricole è cosa nota. A segnalare un possibile calo dei lavoratori è anche Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, in una intervista al Corriere della Sera. “Nell’agricoltura italiana lavorano 400 mila lavoratori stranieri regolari, il 36% del totale, la maggior parte dei quali rumeni. Quest’anno non arriveranno. Chi raccoglierà gli ortaggi e la frutta?”, si chiede Gori. L’idea di regolarizzare i migranti, peraltro, era stata abbozzata ieri anche da Roberto Saviano nel suo lungo (e noioso) articolo da New York. “Se il resto d’Europa – scriveva l’autore di Gomorra – seguendo l’esempio del Portogallo, regolarizzerà la posizione di tutti gli immigrati in attesa di permesso di soggiorno consentendo alle fasce più disagiate di avere accesso al welfare, potremo dire che la società avrà usato la tragedia per migliorarsi. Se questo non accadrà, quando tutto ci sembrerà finito avremo giusto un’ora d’ aria prima che arrivi la prossima catastrofe”.

A lanciare l’allarme sociale per migranti e rifugiati è stato anche padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli: “Emergono difficoltà concrete – ha detto all’Adnkronos – la ricerca di alloggio e di lavoro per chi ha terminato il periodo di accoglienza, la possibilità di mantenere uno stipendio per chi fa lavori ora sospesi, come i tanti migranti impegnati nel settore alberghiero o della ristorazione, gli affitti da pagare senza uno stipendio regolare”. Problemi reali, ma sulla possibilità di aprire le porte ai migranti si è subito sollevato un coro di polemiche. “Per Gori la priorità in questo momento è aprire le porte a 200mila extracomunitari per fronteggiare l’arrivo dei raccolti in agricoltura – attacca il deputato bergamasco della Lega Alberto Ribolla – Chiedo a Gori: non ci sono italiani in difficoltà? E tutti i nostri concittadini senza lavoro, quelli ad esempio che percepiscono il reddito di cittadinanza? Non vorrei che Gori scelga di far arrivare 200mila extracomunitari perché pagare 2/3 euro l’ora gli stranieri è più conveniente”.

Intanto la nave Alan Kurdi della ong Sea Eye ha lasciato il porto di Burriana, in Spagna, e dopo settimane di riparazioni tecniche punterà diritta alla zona Sar libica. “La nostra nave ha lasciato il porto spagnolo. Ci stiamo dirigendo verso il Mediterraneo Centrale – ha scritto in un tweet l’Ong – Salvare vite umane e tutelare i diritti umani è una priorità senza tempo”. Lo annuncia, attraverso un tweet, la ong tedesca Sea Eye, la cui nave ha lasciato oggi Burriana, in Spagna, dopo settimane di lavori tecnici e riparazioni, per far rotta verso il Mediterraneo Centrale per tornare a soccorrere. Si tratta al momento dell’unica nave presente nel Mediterraneo in zona sar libica. “Nonostante tutte le difficoltà, siamo pronti all’azione. D’altronde come potremmo rimanere fermi in porto quando al momento non è presente una sola nave in mare?”, ha detto all’Adnkronos il capitano di Bärbel Beuse. Molti si chiedono cosa accadrà nel caso in cui riescano a recuperare centinaia di migranti. Ai naufraghi, come per le navi da crociera, verrà imposta la quarantena? Intanto, la Sea Eye fa sapere che ha preso tutte le misure di sicurezza e sostiene di aver messo a punto un “piano di gestione” in caso di epidemia a bordo. Resta da capire verso quali porto si dirigeranno, una volta soccorsi i migranti. Verso l’Italia martoriata da Covid-19?

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