La rom Matei è nullatenente: il risarcimento di 760mila euro alla famiglia di Vanessa lo pagano gli italiani





Di Cristina Gauri – Roma, 10 mag — Sono passati ormai 15 anni da quella tragica primavera del 2007 quando Vanessa Russo, 22enne capitolina, venne assassinata sulla metropolitana dalla rom Doina Matei che le sfondò il cranio infilzandole la punta di un ombrello nell’occhio. Matei, condannata a 16 anni di pena ma beneficiaria di uno «sconto per buona condotta» si trova attualmente fuori dal carcere.

Dopo l’omicidio venne intentata una causa civile per stabilire il risarcimento alla famiglia della vittima, quantificato in 760mila euro totali: ma Doina risulta nullatenente e senza fissa dimora, quindi la somma verrà sborsata dallo Stato italiano. Oltre all’orrore di un omicidio efferato, bestiale nelle sue modalità di esecuzione, anche la beffa: saremo noi a risarcire i famigliari della vittima per un’assassinio compiuto da una straniera. Che dal 2019 è libera.


Le terribili immagini dell’omicidio di Vanessa Russo

Le immagini agghiaccianti riprese dalle telecamere di sorveglianza situate nei mezzanini della metropolitana sono ancora nella memoria di tutti. Inchiodavano Doina Matei, allora 21enne che si prostituiva sulla via Tiburtina a Roma e che derubava i passeggeri in metro, nell’atto di infilzare l’occhio di Vanessa Russo, fino a sfondarle la scatola cranica. A Doina fu contestato l’omicidio preterintenzionale aggravato.

Libera

Nel 2015 aveva già ottenuto la semilibertà. Per nove anni Doina Matei è stata reclusa nel carcere lagunare della Giudecca, poi si era trasferita in una casa vicino Venezia dove comunque aveva l’obbligo di rientro dalle 22 alle 6. Nel 2019 si è vista notificare con quattro anni di anticipo il certificato di «fine pena» dal Tribunale di Venezia: grazie alla «buona condotta» è riuscita a guadagnare 45 giorni per ogni sei mesi dall’inizio della reclusione.

Già nel 2016 avevano suscitato polemiche le immagine spensierate postate da Doina sul suo profilo Facebook, felice in costume da bagno durante il regime di semilibertà trascorso a Venezia. Nel dicembre del 2018, Giuseppe Russo, padre di Vanessa dichiarò: «Me l’hanno ammazzata e nessuno ci ha chiesto scusa. Né la sua assassina né lo Stato che tutela più stranieri e i cattivi della brava gente». Fino a oggi.

Cristina Gauri

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