La rivolta delle bandiere contro la “dittatura” di Bruxelles: i sindaci “cancellano” l’Unione Europea




– C’è chi l’ha legata, chi spostata, chi chiusa in un cassetto “finché l’Ue non rimetterà l’Italia e gli italiani al centro dell’Europa”. Metodi diversi, motivazioni quasi identiche. Decine di sindaci e amministratori locali hanno deciso di protestare contro l’immobilismo di Bruxelles nella gestione del coronavirus, ammainandone il vessillo.

Addio stelle dell’Unione su sfondo blu, almeno finché Bruxelles non dimostrerà quel po’ di solidarietà spesso sventolata solo a parole.

È la rivolta delle bandiere. La ribellione dei sindaci. Chiamatela come volete. “Dopo il minuto di silenzio per le nostre vittime uccise da Covid-19, ho messo a mezz’asta il Tricolore e legato con due corde la bandiera europea”, racconta Marco Schiesaro, sindaco di Cadoneghe in provincia di Padova. Le gomene simboleggiano due cappi, “quello politico e quello economico”, che l’Ue “ha stretto attorno al collo dell’Italia”. Non si sente “anti-europeista”, assicura. Non è per questo che ha ammainato le dodici stelle, ma perché “i nostri nonni non hanno versato il loro sangue in guerra per veder riconsegnare l’Europa per la terza volta ai tedeschi”.

Come Schiesaro, anche Mario Agnelli giura di non essere mai stato un nemico di Bruxelles. Eppure sul palazzo comunale di Castiglione Fiorentino oggi sventola solo il Tricolore. “La rimetteremo al suo posto quando ci dimostreranno che facciamo parte di Unione Europea vera e propria – spiega – piuttosto che di una raffazzonata Comunità Economica Europea con partner forti che dettano la linea e partner deboli che la devono subire”. Molti si chiedono a cosa serva una “unione” se nei momenti di difficoltà ognuno va per la propria strada. Vittorio D’Alessio, sindaco di Mercogliano (Avellino), la bandiera l’ha abbassata quasi una settimana fa. “Ci aspettavamo qualcosa in più da quell’Unione di cui siamo uno dei Paesi fondatori – dice – E invece la solidarietà in termini concreti la stiamo ottenendo maggiormente da Paesi che non appartengono alla Ue”. Russia e Cina in testa. Massimo Riberi, di Limone Piemonte, contesta la scelta del Consiglio Europeo di rinviare di due settimane, su richiesta di Germania e Olanda, la decisione sulle misure da adottare. Se l’emergenza è adesso, si chiede, a che serve intervenire tra dieci giorni? “Il continuo procrastinare una presa di posizione per garantire aiuti concreti non incentiva il sentimento europeista”. Lo abbatte.

La lista di sindaci che hanno aderito alla protesta è lunga, in larga parte di centrodestra. Tra loro c’è Alan Cecutti, di Taipana, cittadina friulana. Oppure Luca Grisanti, primo cittadino di Campagnatico, in provincia di Grosseto. Risponde al telefono poco dopo aver aver rimesso al suo posto il vessillo, pur precisando che è “pronto a rifarlo” se Bruxelles continuerà a “ricattare” il Belpaese: “Non mi sento più rappresentato da questa Unione, anzi: ci sta discriminando. Anche Conte dovrebbe ammainare la bandiera dal balcone di Palazzo Chigi. Sarebbe un gesto simbolico e giusto”.

Difficile pensare che l’invito venga accolto dal premier. Intanto però la contestazione si allarga. Ieri Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di FdI, armato di guanti e mascherina ha tolto il vessillo europeo dal suo ufficio. Lo stesso ha fatto Gianni Berrino, assessore al Turismo in Liguria. Anche Massimo Giorgetti, vice presidente del Consiglio regionale del Veneto, ha imitato i colleghi di partito: “O questa Europa cambia o noi cambiamo”. Per Giorgia Meloni il gesto realizzato è “un forte messaggio a quest’Europa che abbandona l’Italia nel momento di maggiore bisogno”, un sogno unitario che rischia di “dissolversi sotto il peso di una Germania che non vuole rinunciare ai privilegi con i quali ha piegato le altre nazioni in questi anni”. Anche Matteo Salvini si è schierato dalla parte dei sindaci che “rispettosamente ammainano la bandiera europea con educazione e con forza”. Ha voluto ricordare in particolare Antonfrancesco Vivarelli Colonna, primo cittadino di Grosseto, che quel vessillo l’ha piegato commosso durante il minuto di silenzio in memoria delle vittime del coronavirus: “Non volevo che quella bandiera fosse lì, mentre noi ricordavamo i nostri morti”.

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