La nave Ong di Sea Eye recupera 64 migranti al largo delle coste libiche. Poi la pretesa: “L’Italia ci dia un porto”


 – Ancora un salvataggio. Ancora una situazione che rischia di diventare politicamente scottante. La nave dell’Ong tedesca Sea Eye, ‘Alan Kurdi’, ha recuperato 64 persone al largo delle coste della Libia. E subito le organizzazioni umanitarie chiedono all’Italia o a Malta di aprire i propri porti.

Tutto ha inizio questa mattina intorno alle 11, quando da un barcone (con a bordo 64 persone, fra cui 10 donne e 6 bambini) viene lanciato un sos all’associazione Alarm Phone: “Ci hanno detto di necessitare cure mediche – spiegano – Abbiamo inviato una mail alla Guardia Costiera libica e a Alan Kurdi, che era in cerca delle 50 persone scomparse lunedì“.

Secondo quanto raccontato dall’associazione, l’imbarcazione era vicino a Zuwarah, zona di partenza di gran parte degli immigrati dalla Libia. Le autorità di Tripoli, però, non avrebbero risposto. Da qui l’intervento di Sea Eye. “Questo caso – attacca Allarm Phone – dimostra l’importanza dell’intervento della società civile e la flotta civile oltre che l’assenza di attori statali al largo della Libia“.

Dopo il recupero dei migranti da parte di ‘Alan Kurdi’, le Ong si sono subito rivolte a La Valletta e Roma. “Ora chiediamo che Italia o Malta assegnino loro un porto sicuro di sbarco”, scrive su twitter Mediterranea Saving Humans, la rete delle associazioni italiane che con ‘Mare Jonio’, al momento ormeggiata a Marsala, si alterna nel Mediterraneo centrale con le altre navi Ong nell’azione di monitoraggio.

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