La magistratura (eversiva) è padrona dell’Italia: se n’è accorto anche Renzi che ora dichiara guerra alle toghe



Di Stelio Fergola – Roma, 10 feb – La magistratura domina questa Nazione. Purtroppo non è una frase originale, ma soprattutto non è un’esagerazione, bensì una realtà concreta. Una realtà che molti di noi denunciano da decenni, con una serie di grida totalmente inascoltate, nonostante i dati di fatto, ormai, suffraghino la tesi in modo più che sostanziale. E il caso Renzi è solo l’ultimo di una lunga serie.

Le mani della magistratura sulla Nazione e l’inesistenza della giustizia

Il ragionamento è molto semplice: perché un giudice non potrebbe essere corrotto? Perché non potrebbe affermare il falso? Perché non potrebbe ordire e organizzare questioni poco pulite? Perché non potrebbe essere in malafede? Soltanto per il suo ruolo istituzionale pubblico, che è quello di “condurre” dopo l’accertamento delle colpe, in galera i criminali? Regge poco.

Tutte le categorie sono corruttibili e quella dei magistrati non fa eccezione. Era desumibile dalla stranezza di alcuni procedimenti già 20 anni fa. Dalla concentrazioni degli stessi verso determinate personalità in modo insolito e spesso rivelatosi inconsistente (Berlusconi).

È diventato addirittura provato – e in modo incontrovertibile – dopo la pubblicazione del libro-intervista Alessandro Sallusti all’ex-presidente di Anm Luca Palamara, “Il Sistema”. Un testo che non lascia spazio alle interpretazioni, per i contenuti e per la chiarezza. Un testo che ha venduto tantissimo e che, nonostante questo, non ha trovato alcuno spazio nelle discussioni televisive (fatta eccezione per Quarta Repubblica di Nicola Porro) né tanto meno sulla carta stampata.

Renzi è solo l’ultimo di una lunga serie

Matteo Renzi è solo l’ultimo bersaglio di una lunga serie di politici “invisi” alla magistratura, e per ragioni che con la giustizia c’entrano molto poco. Sulla qualifica dello stesso Renzi nel novero dei politici non esattamente “amici” di questa Nazione non c’è granché da discutere. Il senatore fiorentino appartiene a una politica profondamente antinazionale, immigrazionista, europeista e in generale ideologicamente progressista (nonostante provenga da una cultura cattolica).

Ma in questa sede non è ciò di cui dobbiamo occuparci. Dobbiamo concentrarci su un altro aspetto: come Renzi sia, di fatto, l’ultimo di una lunga serie di politici bersagliati dalla magistratura. In modo non molto diverso da come fu bersagliato Silvio Berlusconi e – in misura minore – di come lo è Matteo Salvini. O di come fu liquidato Ottaviano Del Turco (a sinistra) più di un decennio or sono.

La discriminante è sempre la stessa: essere di disturbo in qualche modo, oppure scompigliare la struttura vigente con i propri piani. Non importa neanche se siano piani sovversivi o semplicemente allineati in maniera diversa (come è il caso di Renzi, liberale globalista che di certo non voleva avviare alcuna forma di discontinuità).

L’essenziale è che non esistano. Sia con l’accenno a una politica radicalmente anti-global e anti-immigrazione (la Lega, fino al suo ripiegamento dell’ultimo anno) sia con la “semplice” ristrutturazione del centrosinistra in versioni differenti da quella “storica”. L’essenziale è, in sintesi, non toccare l’intoccabile. E la giustizia, quasi sempre, non c’entra nulla.

Stelio Fergola

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