La lezione della Finlandia senza migranti: per il 4° anno consecutivo è il Paese più felice al mondo


Di Giuseppe Valditara – Per il quarto anno consecutivo la Finlandia è risultata il Paese più felice al mondo. Conoscendo i finlandesi, sarebbe forse meglio dire: il più soddisfatto. E hanno ragione ad esserlo: un sistema di welfare e di servizi pubblici eccellente, una grande mobilità sociale, ottime scuole e università gratuite, una attenzione particolare per l’ambiente.

Tutto questo è piovuto dal cielo o è il frutto di una depredazione a danno di altri popoli? No. La Finlandia era fino a poco più di un secolo fa una “colonia” dell’impero russo, e i finlandesi, che dovevano lottare contro una natura avversa, estremamente poveri. Il merito di questa evoluzione è tutto loro, è il frutto del “sisu”, un misto di coraggio, e di tenacia, insieme a buoni comportamenti diffusi.

La Finlandia è anche una delle terre ambite dai migranti che se però arrivassero in massa farebbero saltare questo splendido equilibrio faticosamente raggiunto. E qui sorge un dilemma che oggi la cultura egemone politicamente corretta rifiuta. Un conto è aspirare a far parte di una comunità benestante secondo le sue regole e i suoi bisogni.

Un altro pretendere di approfittare del benessere altrui imponendo la propria presenza con la violenta trasgressione delle regole: non saranno forse i migranti illegali i nuovi colonizzatori, senza le armi e la potenza di quelli antichi? Siamo stati abituati a colpevolizzare l’Occidente, e indubbiamente Inghilterra, Francia e Spagna hanno commesso abusi di ogni genere.

Eppure c’è qualcosa che non torna, il caso della Finlandia lo testimonia: da paese sfruttato, poverissimo, con una natura ostile a paese più felice al mondo. Non dovremmo provare a responsabilizzare i popoli che oggi combattono per la sopravvivenza anziché giustificare sempre la loro povertà? Insomma qui si gioca una sfida culturale ed etica che potremmo riassumere così: distribuisco cibo a tutti a spese di alcuni, in attesa di esaurimento scorte, o insegno a pescare a chi non ha?

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