La democrazia secondo le Sardine: Supercazzola vuole far rieleggere Bonaccini senza il voto degli emiliani (Video)


Di Davide Di Stefano – Roma, 15 gen – Se fossimo in un Paese normale (quale?) non ci sarebbe nemmeno bisogno di stare lì a perdere tempo con questi rituali inutili, tipo le elezioni, le campagne elettorali e menate del genere. Tutti prenderebbero semplicemente atto del buongoverno della sinistra e in Emilia Romagna trionferebbe ancora il “bene”. E’ l’ultima perla dell’ineffabile Mattia Santori, il leader maximo delle sardine, invitato per la cinquantasettesima volta negli ultimi sessanta giorni su La7. Di fronte all’arguto Giovanni Floris negli studi di DiMartedì, il Santori si produce nell’ennesima lunga intervista all’interno della quale non pronuncia un contenuto politico che sia uno, fatta eccezione per il consueto anti salvinismo.

Comunicazione, che noia

E così dopo quasi sei minuti di frasette scontate sui populisti cattivi, la necessità di una buona politica, la competenza etc etc, ecco che nel finale arriva un sussulto: il Santori ci spiega che sostanzialmente recarsi alle urne non serve, basterebbe convocare Bonaccini in piazza Maggiore a Bologna e consegnargli lo scettro di governatore regionale ottimo massimo. Prima di congedarlo Floris lo interroga sulle scelte comunicative operate da Bonaccini anche sotto il profilo estetico, con la barba più lunga e gli occhiali alla Mario Brega che dovrebbero conferirgli un’aria da “duro” per combattere ad armi pari con la destra sul terreno dell’”uomo forte”.

Recarsi alle urne in Emilia Romagna è inutile

Ma a Mattia Santori evidentemente non piace questo elemento e risponde così (minuto 5.50 del video in basso): “E’ chiaro che la comunicazione è importante, però in una regione come l’Emilia Romagna è assurdo. In un Paese normale non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di fare campagna elettorale“. Le parole di Santori generano una malcelata perplessità anche nel direttore dell’Espresso, Marco Damilano, che lo osserva dal bordo dello studio. Ma la sardina in capo prosegue: “Non c’era bisogno di togliere un governatore per due mesi dai suoi ruoli importanti per portarlo a fare comunicazione, investire sui social. Bastava presentare i fatti, adesso il paradosso è che i fatti non bastano più”. La risposta di Floris questa volta mette una pietra tombale sullo sfondone di Santori: “Vabbè si chiama democrazia eh! Si vota”. Difficile dargli torto a Giovannino stavolta.

Di Davide Di Stefano

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