La consigliere marocchina del PD contro gli Alpini: “In Italia c’è cultura dello stupro, gli uomini vanno educati”





Da Ravenna Web – La Presidente del Consiglio Comunale di Ravenna, Ouidad Bakkali, in un post su FB, ha espresso la sua posizione su quanto successo a Rimini, durante il raduno degli Alpini. Ecco cosa scrive:

“Quello che sta emergendo sull’Adunata di Rimini è grave e non può lasciare indifferenti. Bene la condanna di molti, a partire dal Ministro Guerini, su quanto si sta ricostruendo grazie alle segnalazioni di decine e decine di donne e ragazze. Non si cada però nel cameratismo e nella difesa ad oltranza perché qui al centro della questione non c’è il corpo degli Alpini e la loro storia, ma il corpo delle donne e le condotte di branchi di uomini che hanno molestato verbalmente e fisicamente donne e ragazzine in un clima predatorio che ha reso le strade di Rimini( come di altre città) insicure e ostili.


Il loro essere alpini o meno mi interessa nella misura in cui questa appartenenza veicoli a questi uomini un senso di impunità che li rende intoccabili e che minimizzi quanto accaduto. Questi sono fatti ricostruiti grazie alle segnalazioni che spero si convertano presto in denunce formali e al lavoro giornalistico di Fanpage.it e Saverio Tommasi.

Queste immagini trasudano un tipo di cultura che ha un nome ben preciso ed è CULTURA DELLO STUPRO. La cultura dello stupro costituisce un retroterra culturale, ampiamente condiviso, che come definisce Susan Brownmiller nel 1975, ha la funzione di “mantenere tutte le donne in un costante stato di intimidazione” è “un continuum di violenza minacciata che spazia dai commenti alle molestie fisiche fino allo stupro stesso”.

A questo la cultura dello stupro affianca la messa in dubbio della credibilità delle donne che denunciano e un massiccio processo di normalizzazione della violenza. Tutto questo è ampiamente documentato dalle immagini di Fanpage fino alle ultime immagini strazianti di una mamma, venditrice ambulante, con in grembo una piccolina a cui si sono rivolti dandole della prostituta e chiedendole di andare in albergo.

A questa cultura bisogna rispondere in modo netto educando gli uomini e tenendo accesa l’attenzione su quanto successo fino a che non siano presi provvedimenti concreti che chiariscano che quanto successo è grave e che no, non è goliardia, ma sono reati contro le donne.”

Leggi la notizia su Ravenna Web