La Chiesa “affarista” pro-migranti si vergogna del crocifisso e rinnega i simboli religiosi pur attaccare Salvini


 –  “Oggi, più che mai, i cattolici devono avere ‘fede retta e speranza certa’ come diceva san Francesco, senza mettersi in fila dietro i pifferai magici di turno.I falsi profeti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. I simboli religiosi valgono solo nel contesto di una fede vissuta, altrimenti sono una sterile ostentazione”. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, non lo nomina mai, ma il riferimento al ministro dell’Interno è sottinteso.

Era stato infatti Matteo Salvini, nel corso di una manifestazione elettorale in Piazza Duomo, a baciare il rosario e mostrare un Crocifisso. La Cei, indignata, aveva subito “bacchettato” Salvini. Come riporta il Tempo, era stata bloccata così l’ostentazione dei simboli della propria fede: il tutto per andare contro un leader politico ritenuto sgradito.

Ma la religione è sempre stata inclusa nella politica, anche all’estero. È noto il richiamo sistematico di Viktor Orban alla difesa del primato cristiano. In Austria, l’esponente del Partito della Libertà fece stampare alcuni manifesti con la scritta “Che Dio mi aiuti”.

Oltre alle dichiarazioni di Bassetti, intervistato dall’Osservatore romano, ci sono anche le posizioni animate da motivazioni poltiche di alcuni sacerdoti in tutta Italia. Nel 2015, ricorda il quotidiano, don Paolo Farinella, parroco di San Torpete a Genova, annunciò pubblicamente di non voler esibire il presepe in canonica: Salvini, a seguito dell’assalto islamico a Parigi, aveva invitato ad allestirne uno in ogni casa. Lo stesso parrocco, lo scorso anno, ha annullato le celebrazioni del periodo natalizio per protestare contro il decreto Sicurezza voluto dal leader della Lega. Questa è la protesta politca della chiesa.

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