La Caritas del sud in rivolta contro il taglio dei 35 euro: “Ora accoglieremo gratis” (con i soldi dell’8×1000)




La Caritas e le diocesi del sud Italia rinunciano ai bandi per l’accoglienza dei clandestini e protestano contro i tagli del ministro Matteo Salvini: «Non ci possono ridurre a fare gli albergatori. Accoglieremo gratis». In realtà accoglieranno con i fondi dell’8 × 1000, sempre soldi degli italiani.


Di Antonio Maria Mira – Così reagiscono molte Caritas e diocesi del Sud ai nuovi bandi per l’accoglienza dei migranti che tagliano pesantemente i servizi per integrazione e inclusione, così come voluto dal ministro Salvini. Dunque non parteciperanno ma torneranno a fare quello che hanno sempre fatto, un’accoglienza di volontariato senza alcuna spesa per le casse dello Stato.

E qualcuno lo ha già fatto da mesi, come la Caritas di Aversa. «Già dall’anno scorso – spiega il direttore, Don Carmine Schiavone – abbiamo chiuso e non abbiamo più aderito. Ora ci occupiamo solo dei corridoi umanitari e dei senza fissa dimora, immigrati e italiani». Una scelta netta. «Non riuscivamo ad accogliere indicazioni che ci sembravano “immorali” perché non andavano verso l’attenzione alla persona. Avevamo già sentore di quello che poi è successo con le decisioni del ministro Salvini. Noi dobbiamo avere il dono della parola e non del tacere. Per questo col nostro vescovo Angelo Spinilloabbiamo deciso di non accettare»

Stessa decisione presa dalla Caritas di Teggiano-Policastro, e dal vescovo Antonio De Luca, che è anche delegato Migrantes della Conferenza episcopale campana. «Se la scelta del ministro Salvini è di abbassare la cifra e di tagliare i servizi di integrazione, la nostra decisione è di non partecipare», sottolinea il direttore don Martino De Pasquale che manda un preciso messaggio al ministro: «Se ritiene che noi rubiamo, che ne approfittiamo, con quelle cifre la faccia lui l’accoglienza. Noi faremo l’accoglienza di Chiesa che abbiamo sempre fatto e non abbiamo mai smesso di fare. Inoltre siamo molto impegnati coi corridoi umanitari. E assieme a Caritas italiana e Arci abbiamo appena aderito al progetto Fami sul caporalato».

Decisioni analoghe a quelle prese dalla Caritas di Gaeta che aveva un piccolo Cas. «Lo abbiamo da poco ristrutturato – dice il direttore don Alfredo Micalusi – e potremmo riaprire ma non lo faremo, e d’accordo col vescovo Luigi Vari non abbiamo dato la disponibilità alla prefettura. Non intendiamo ridurci ad albergatori, non è il nostro stile». I motivi sono chiarissimi. «Per tanto tempo dalla prefettura quasi ci minacciavano per accogliere gli immigrati: ve li scarichiamo davanti alla porta se non venite a prenderli. Prima ci hanno imposto di prenderli e ora fanno i tagli».

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