Italvolley eliminata dalla Serbia, il delirio: “La squadra ha perso per colpa del razzismo sui social”





Di – Dal cielo agli abissi in una settimana. L’incredibile catabasi della nazionale azzurra di pallavolo femminile ha raggiunto il punto di non ritorno contro la Serbia: 3-0 nei quarti, percentuali imbarazzanti in attacco, Egonu svagata e fallosa e momenti di inconsistenza di fronte alle determinatissime avversarie, campionesse del mondo nel 2018 proprio contro l’Italia nella storica finale di Yokohama persa al tie-break.

Dopo la partita il ct Davide Mazzanti ha analizzato la situazione ed è giunto, in modo velato e con un’autosmentita parziale, a una conclusione. Questa: “A loro avevo detto “cercate di staccarvi da tutto quello che vi circonda perché la melma, quando te la tirano, è melma”. Non abbiamo perso a causa dei social, per carità, ma dobbiamo crescere da questo punto di vista”.


I social, dunque, finiscono in qualche modo al centro del mirino del ct. In effetti, le pagine Instagram delle ragazze del volley sono tra le più fornite e ricche di immagini del Villaggio, della vita quotidiana ai Giochi: momenti di solarità, di divertimento tra una partita e l’altra, istanti regalati al mondo che fanno bene a loro e ai loro tifosi.

Poi c’è il rovescio della medaglia, la “melma” di cui parla Mazzanti. I malumori seguiti alla partita contro la Cina, quella che ha spezzato gli equilibri psicologici di una squadra nel pieno della corsa e fino a quel momento perfetta – con la sola “colpa” di essersi qualificata dopo le prime tre uscite, tutte vinte – sono stati amplificati appunto dai social e i sorrisi hanno iniziato a spegnersi, gli umori a cambiare dentro e fuori, al Villaggio e nel resto del mondo che posta, twitta, condivide.

Le ragazze del volley, così mediatiche, sorridenti e vincenti, con diverse storie particolari di immigrazione, integrazione, a volte razzismo subito e denunciato, non hanno saputo evidentemente affrontare l’onda negativa e hanno faticato a rimettersi in piedi non appena un granello di sabbia ha rovinato equilibri stabiliti e certezze di mesi, di anni. Non è diverso ciò che è accaduto a Simone Biles, che ha attaccato duramente la comunità virtuale, rea di averla aggredita all’istante dopo l’uscita dalla gara nel concorso a squadre.

Messaggi venati di razzismo e contrapposizioni in salsa trumpiana con la vicenda di Kerri Strug, che ad Atlanta ’96 proseguì la gara del volteggio nel concorso a squadre nonostante una grave infortunio alla caviglia: il suo volteggio claudicante portò comunque al Team Usa i punti necessari all’oro e Kerri Strug divenne un’eroina nazionale.

Hanno denunciato i social anche Naomi Osaka e il nuotatore inglese Adam Peaty che ha annunciato un mese di stop dai social “perche ho bisogno di riprendermi mentalmente”. Eppure lui aveva vinto due ori e un argento. A maggio una protesta partita dal mondo del cricket inglese aveva portato molti calciatori a rinunciare ai social per un weekend in segno di solidarietà e di protesta. Il tema è attualissimo.

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