Invasione, da quando Salvini non è più al Viminale sono triplicati gli sbarchi: +700 ingressi rispetto settembre 2018


 – Una ripresa degli sbarchi a settembre, numeri alla mano, è ben evidente. Al di là delle valutazioni politiche, sono i dati diffusi dal dipartimento Pubblica Sicurezza del Viminale a rendere in primo luogo oggettivi i dati: dall’1 all’11 settembre lungo le nostre coste si registra l’arrivo di 717 migranti, un numero più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Dall’1 all’11 settembre 2018 infatti si hanno infatti 245 ingressi clandestini all’interno del nostro territorio, 947 in tutto il mese di settembre.

Se già prima della metà di questo mese corrente il numero di migranti arrivati in Italia raggiunge quasi quello di settembre 2018, allora è evidente come per la prima volta dopo diverso tempo su base annuale si registrerà un aumento del numero degli approdi.

Un trend molto diverso da quello degli ultimi due anni, dove invece di mese in mese si registra sempre un repentino calo. Tutto questo è possibile annotarlo a pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo giallorosso: una coincidenza? Difficile da dire: da un lato sono passati appena dieci giorni e sono pochi i dati empirici, ma il fatto che da quando l’esecutivo targato M5S – Pd gli sbarchi tornino a crescere lascia molto da pensare.

Anche nell’ultimo mese di agosto si registrano degli aumenti, ma solo su base mensile: ad agosto 2019 infatti sbarcano complessivamente 1.268 migranti, contro i 1.088 del mese di luglio. Ma rispetto all’agosto del 2018 si registra un netto calo visto che in quell’occasione ad approdare in Italia sono complessivamente 1.531 migranti.

Numeri comunque ben lontani da quelli del 2017, ultimo anno del Pd al governo: nel settembre del 2017 a sbarcare nel nostro paese 6.282 migranti, praticamente la somma totale di questo anno in corso che attualmente si ferma a poco sotto i 6.000 nuovi arrivi. Per giunta in quel mese di settembre di due anni fa, entrano in vigore i patti conclusi dall’allora ministro Marco Minniti con la Libia che iniziano a far calare sensibilmente il numero delle partenze dalle coste africane.

Ecco dunque cosa temono gli elettori italiani, che non a caso tornano a ridare (secondo gli ultimi sondaggi) il proprio consenso alla Lega. Lo spauracchio di un ritorno al passato sul fronte migratorio è tra gli elementi che rende più impopolare il Conte II. Un passato fatto di continue emergenze, di soccorsi, di accoglienza, di Cara e di centri sovraffollati finiti anche al centro di inchieste.

Un passato non tanto lontano, i cui timori certamente non tendono ad allontanarsi dopo una prima, seppur timida, tendenza al rialzo del numero degli approdi in Italia.

La vicenda della Ocean Viking è il primo vero banco di prova per il governo giallorosso. La nave dell’Ong francese Sos Mediterranée, che a bordo ospita 82 migranti raccolti in due diverse occasioni dal Mediterraneo, da giorni chiede all’Italia ed a Malta di entrare. Da La Valletta nessuna risposta, da Roma altrettanto ma crescono le pressioni affinché arrivi un gesto di “discontinuità” da parte del nuovo esecutivo.

Giuseppe Conte ha il suo bel da fare nel tentativo di mette tutto d’accordo. Lui, che è l’unico in quota Cinque Stelle ad avere popolarità e consenso, sa bene che politicamente aprire nuovamente i porti alle navi delle Ong è un suicidio. Ma, d’altro canto, non può nemmeno imporre la sua linea ai rappresentanti del Partito Democratico.

Ed ecco quindi che il presidente del consiglio spera di trovare porte aperte in Europa, soprattutto per quanto concerne la redistribuzione dei migranti che arrivano nel nostro paese. Se Conte riesce a strappare da Bruxelles la promessa di redistribuire le persone a bordo della Ocean Viking tra i vari paesi del vecchio continente, allora il governo giallorosso può “esibire” all’opinione pubblica un fantomatico successo diplomatico e rendere meno indigesto l’ingresso della nave di Sos Mediterranée.

Ma, anche in questo caso, si tratterebbe di un successo fittizio: gli italiani ricordano bene come in tanti, a partire da Renzi, negli ultimi anni provano a far passare senza risultato la linea della redistribuzione delle quote di migranti. Così come, gli elettori ricordano bene che ancora oggi le persone per le quali i paesi europei hanno dato disponibilità all’accoglienza si trovano in gran parte ancora in Italia.

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