Invasione, ammiraglio: “Altro che dare soldi alla Tunisia, serve una missione militare per bloccare i clandestini”


Di Adolfo Spezzaferro – Roma, 21 ago – Altro che soldi a fondo perduto, per bloccare gli sbarchi di clandestini dalla Tunisia, il governo italiano deve intervenire con una missione sul territorio di concerto con il presidente Kais Saied. Ne è convinto l’ammiraglio Nicola De Felice, già addetto miiltare in Tunisia. ”I perduranti sbarchi di clandestini a Lampedusa confermano il fallimento della politica migratoria vetero-colonialista del governo italiano basata sulle sole donazioni a fondo perduto alla Tunisia“, fa presente l’ammiraglio di divisione (ris).

“Unica soluzione missione in terra tunisina”

”Mi giungono voci – sottolinea De Felice – di come l’Esercito, la Polizia e la Garde nationale siano allo stremo. L’unica soluzione è una missione in terra tunisina con una squadriglia aeronavale della Marina e Guardia di Finanza, finanziata dall’Ue, concordata con il presidente tunisino Kais Saied. Equipaggi misti con lo specifico compito di dirigere le unità navali tunisine per le operazioni di polizia, arresto degli scafisti e di recupero dei clandestini che provano a partire”, è la proposta dell’esperto. “Una missione simile a quella attuata in Libia con l’accordo Berlusconi-Gheddafi che aveva dato ottimi risultati“, prosegue l’ammiraglio, spiegando che bisogna “riprendere la politica di Salvini di agevolazione ai rimpatri, quadruplicandone il numero ora fermo ad un ridicolo 80 a settimana, utilizzando le navi traghetto direttamente da Lampedusa”.

“Diplomazia faccia pressione su accordi economici e commerciali”

La diplomazia si muova nel convincere il governo tunisino a collaborare – conclude l’ammiraglio -, facendo eventualmente pressione sugli accordi economici e commerciali sia con l’Italia che con l’Ue, in particolare sull’olio d’oliva, ora importato senza dazi”.

Una proposta, quella di De Felice, che presuppone un governo che sappia imporsi nello scacchiere internazionale, quando si tratta di difendere i propri confini. Al contrario, l’esecutivo giallofucsia appare in tutto e per tutto connivente con scafisti, Ong immigrazioniste e (redditizia) filiera dell’accoglienza, visti i continui sbarchi di clandestini, spesso positivi al coronavirus.

Adolfo Spezzaferro

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