Iniziano i guai per Pregliasco: ispettori al Galeazzi, la Regione vuole far luce sul suo “metodo apartheid”





Di Elena Sempione – Milano, 22 gen – Il servizio choc di Fuori dal coro continua a far discutere. Presso l’Ospedale Galeazzi di Milano, il regno di Fabrizio Pregliasco, a molti pazienti è stato negato l’intervento chirurgico in quanto sprovvisti di super green pass.

Una sorta di «apartheid sanitaria» su cui il programma condotto da Mario Giordano ha inteso far chiarezza, viste le tante segnalazioni che erano arrivate alla sua redazione. Il servizio, naturalmente, ha fatto molto scalpore e suscitato parecchie polemiche.


Il caso Pregliasco e lo scandalo al Galeazzi

Lo stesso Pregliasco, ai taccuini del Primato Nazionale, non ha smentito, ma anzi confermato il modus operandi del Galeazzi: il non essere vaccinato è un’ulteriore discriminante per l’équipe medica che deciderà le tempistiche di un intervento chirurgico? «Tra gli elementi di giudizio, valutiamo anche lo stato vaccinale del paziente», ha infatti confessato Pregliasco a Francesca Totolo. «Ai pazienti senza super green pass viene semplicemente spostato l’intervento. Questo però vale solo su alcune tipologie di intervento che non hanno alcun carattere di urgenza», ci ha tenuto a precisare il virologo.

Si muovono procura e regione

A causa del servizio di Fuori dal coro, comunque, tre giorni fa la Procura di Milano ha convocato Pregliasco per chiedere spiegazioni sulla famigerata circolare che consente agli operatori sanitari del Galeazzi di respingere chi non è in possesso del super green pass. Adesso, inoltre, si è mossa anche la Regione Lombardia, che ha inviato i suoi ispettori presso l’istituto ospedaliero.

La direzione Welfare della Regione ha infatti predisposto un’inchiesta interna per far luce sul caso. Anche la Verità, il quotidiano di Maurizio Belpietro, conferma che «il direttore sanitario Fabrizio Pregliasco insieme con i suoi collaboratori avrebbe già iniziato a preparare una relazione per gli ispettori. Su cui probabilmente sono al lavoro anche i consulenti legali dell’istituto».

Elena Sempione

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