In Piemonte è boom di stranieri disoccupati, 1 su 4 in povertà assoluta: “I romeni tornano a casa dove c’è lavoro”


ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Da Torino Oggi – Il Covid allontana gli stranieri dal Piemonte. A lanciare l’allarme il direttore dell’Ufficio Pastorale Migranti Diocesi di Torino Sergio Durando, in occasione della presentazione del 30esimo Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes, che ha parla di “emorragia molto forte“. “Nella nostra regione – ha spiegato – c’è una forte disoccupazione creata dal Covid, per cui molti sono rientrati negli stati di origine o hanno tentato di raggiungere altri paesi“.

In Piemonte 9% di stranieri

A livello di numeri in Piemonte la presenza di popolazione straniera è del 9%: la metà, circa 211mila, sono nella provincia di Torino. La seconda è Cuneo, che ha una presenza di circa 60mila immigrati, seguita da Alessandria con 45mila, Novara circa 37mila.

In Piemonte 1 straniero su 4 in povertà assoluta

L’impatto della pandemia – ha spiegato Durando – è stato molto forte: a livello nazionale si stima che almeno 100/150 mila lavoratori stranieri con contratti regolari abbiano perso il posto, oltre ai contratti di lavoro occasionali e a chiamata, quindi molto fragili“. E la perdita di occupazione, per molti, ha determinato la discesa all’ultimo gradino della scala sociale. “Oggi – ha spiegato il direttore della Pastorale – si stima che in Italia e in Piemonte più di 1 su 4 siano in condizioni di povertà assoluta: circa il 26% a livello nazionale, contro il 6% delle famiglie italiane“.

La disoccupazione post Covid ha investito soprattutto gli stranieri: solo il 45% di questi ultimi ha un lavoro, contro il 56% degli italiani. Ed è aumentato il numero dei primi che si rivolge agli sportelli Caritas. “Nella nostra regione – ha spiegato Durando – gli immigrati che si rivolgono ai nostri sportelli ha in media 40 anni, contro i 50 dei connazionali“.

Controesodo dei romeni

E c’è così chi sceglie di tornare nel paese di origine. È il caso dei romeni, che a Torino e provincia sono la prima etnia. Le ragioni in quest’ultimo caso, come spiega Dovis, sono molteplici: “Sempre più aziende delocalizzano all’est, creando occupazione. Avendo lavorato per alcuni anni hanno messo i soldi da parte, costruendosi spesso anche una casa in Romania. I cittadini di altre provenienze tentano altre strade in Europa“. “Da oggi dovremo smetterla di preoccuparci di invasione, ma semmai creare condizioni per cui Italia non sia solo un paese di transito” ha concluso Durando.

Grippo: “Torino ha smesso di essere la città delle opportunità”

Appelli raccolti dal Comune, oggi rappresentato dalla Presidente del Consiglio Maria Grazia Grippo. “Torino – ha spiegato – ha smesso da anni di essere la città delle opportunità, anche per chi è partito da lontano. La città è in crisi di vocazione, inasprita dalla pandemia: quest’ultima è in agenda del sindaco e del Consiglio comunale” . “Questa condizione della città può rivelarsi motivo di scelta: molti giovani immigrati stanno immaginando un futuro altrove. Per questo l’urgenza di agire da parte nostra molto è chiara, ma per farlo in modo giusto bisogna conoscere il metodo: il rapporto Migrantes è essenziale in quest’ottica“, ha concluso.

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