In 40 giorni sbarcati 3.075 clandestini, ma Lamorgese nega l’evidenza: “Non esiste un’escalation di sbarchi”

Di Alessandro Della Guglia – Roma, 16 ott – “Non credo si possa parlare di un’escalation di sbarchi sulla base del dato relativo al solo del mese di settembre“. A dirlo è stato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, durante il questione time alla Camera. Una supercazzola con i fiocchi insomma, visto che quasi tutti gli immigrati irregolari arrivano sulle coste italiane in autonomia. I cosiddetti “sbarchi autonomi” sono insomma la gran parte, dunque è chiaro che l’escalation è dovuta principalmente a questi ma sempre di escalation si tratta.


Eppure Lamorgese è convinta che non si possa parlare di una novità e che tutto sommato stiamo parlando di numeri in linea con gli anni passati. “L’incremento numerico in effetti c’è stato ed è riconducibile anche all’ultimo mese di ottobre, ed è legato all’aumento degli sbarchi autonomi, che non risulta un fenomeno nuovo“, ha dichiarato il ministro dell’Interno. Come scritto stamani su questo giornale, in realtà, è da poco più di un mese che si registra questo notevole incremento di arrivi, esattamente da quando si è instaurato il governo giallofucsia.

Se i numeri non contano

Dal gennaio 2019 al 5 settembre, ovvero il giorno in cui Salvini ha lasciato il Viminale proprio alla Lamorgese, sono sbarcati in Italia 5.624 clandestini. Viceversa, dal 6 settembre al 16 ottobre ne sono arrivati 3.075. In pratica in appena 41 giorni, gli sbarchi sono stati più della metà rispetto a quelli avvenuti negli otto mesi precedenti. Un aumento vertiginoso, altro che storie. Eppure il ministro dell’Interno sembra abbandonato al fatalismo, come se si trattasse di un “fenomeno” inarrestabile e inevitabile. Il governo, ha aggiunto Lamorgese, è inoltre persuaso che si debba “andare oltre la mera contabilità statistica”. I dati dunque non contano? Per il ministro dell’Interno migliaia di clandestini in più sono un dettaglio?

Di Alessandro Della Guglia

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