Impossibile rimpatriare 5mila tunisini, l’incapace Lamorgese: “Ci vorranno 8 mesi”. Intanto dobbiamo mantenerli


 – L’ondata di arrivi dalla Tunisia, 5.357 migranti illegali, prima nazionalità e 39% degli sbarchi totali, non è un caso, come il flusso continuo dalla Libia. Prima il governo giallorosso ha calato le braghe con le navi delle Ong permettendo di sbarcare migranti infetti nonostante i porti fossero teoricamente chiusi per l’emergenza covid. Poi ha sbandierato l’abolizione dei decreti sicurezza del Conte 1, che verranno affossati in settembre. E alla fine la maggioranza ha mandato a processo Matteo Salvini, che aveva fermato i talebani dell’accoglienza di Open arms quando era ministro dell’Interno. Segnali chiari, che vengono recepiti in Tunisia, dove la crisi politica, sociale ed economica fa il resto e in Libia, come un via libera per imbarcarsi verso l’Italia.

Adesso che la situazione è fuori controllo i ministri dell’Interno e degli Esteri cercano di correre ai ripari, ma è troppo tardi. Una dimostrazione è la chimera del rimpatrio dei tunisini, che ieri sul Corriere della sera, la responsabile del Viminale, Luciana Lamorgese, ha ipotizzato non solo via aerea, ma anche «con l’utilizzo di navi per effettuare un numero consistente». Per ora la realtà è ben diversa: i rimpatri previsti esclusivamente via aerea erano fermi per il covid fino al 16 luglio. In questa data sono ripartiti, ma in tono minore, con quattro voli che hanno riportato appena 80 irregolari in patria. L’ambasciata tunisina ha fatto sapere che il ritmo normale comincerà dal 6 agosto, ma non è chiaro quando si arriverà a regime con due voli settimanali di 80 rimpatriati ciascuno.

Molti dei tunisini già arrivati si saranno dileguati, magari verso la Francia. Però solo calcolando i 5.357 giunti in Italia fino al 31 luglio, senza aggiungere quelli che arriveranno, si scopre che per riportarli a casa tutti sarebbero necessari 65 voli. A patto che siano pieni con gli 80 previsti a ogni rimpatrio. E ammesso che si mantenga il ritmo, improbabile, di due alla settimana riusciremmo a rimpatriare la prima ondata in 8 mesi finendo nel marzo del prossimo anno.

«Le quote dei rimpatri via aerea concordate con la Tunisia non sono più realistiche ed efficaci. Appare evidente che occorre rivedere immediatamente gli accordi con la Tunisia, quadruplicando come minimo le quote settimanali dei clandestini da rimpatriare», osserva l’ammiraglio in riserva, Nicola de Felice, dirigente leghista in Lazio. Ben prima delle navi citate da Lamorgese ha proposto che «i traghetti destinati dal ministro dell’Interno per evacuare il centro di accoglienza di Lampedusa, siano direttamente indirizzati al mittente previo accordo tra i due governi, anche premendo sui rapporti commerciali e militari con l’amica Tunisia».

Ieri la Marina tunisina ha bloccato un barcone con a bordo 18 connazionali, fra i 17 e 32 anni, diretti verso l’Italia. La crisi politica che paralizza la nascita di un nuovo governo non aiuta, ma Tunisi si è impegnata a trasferire due pattugliatori al largo di Sfax, da dove partono il grosso delle barche fantasma. La responsabile del Viminale a fine luglio si è recata a Tunisi incassando promesse dal governo, che però è paralizzato dalla crisi politica ed economica.

A creare confusione ci ha pensato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che si è accorto, in ritardo, della situazione fuori controllo. Il responsabile della Farnesina ha annunciato la sospensione dello stanziamento di 6,5 milioni di euro della Cooperazione alla Tunisia. Poi ha annunciato che «vanno messi fuori uso i barconi», senza spiegare come e chi dovrebbe farlo, ma provocando nuove crepe nella maggioranza. E infastidendo il ministro dell’Interno che stava trattando con Tunisi.

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