Il vergognoso ricatto della dittatura Ue: via la legge anti pedofili o niente Recovery Fund. Orban “preoccupatissimo”


Di Gabriele Costa – Bruxelles, 7 lug – La Commissione europea ha tutta l’intenzione di mettere Orbán all’angolo. Pietra dello scandalo è, ancora una volta, la legge anti-Lgbt approvata dal parlamento di Budapest. Dopo le dure parole dei portavoce, ora scende in campo direttamente Ursula von der Leyen: «Se l’Ungheria non aggiusterà il tiro, la Commissione Ue userà i poteri ad essa conferiti in qualità di garante dei trattati.

Noi ricorriamo a questi poteri a prescindere dallo Stato membro». Secondo fonti di Bruxelles, la von der Leyen non avrebbe in mente solo una lettera d’infrazione per riportare l’Ungheria a più miti consigli, ma starebbe addirittura pensando di bloccare le risorse del Recovery plan previste per Budapest.

Una presidente arcobaleno

Nel suo intervento (durissimo), la von der Leyen ha definito «vergognosa» la legge anti-Lgbt dell’Ungheria, aggiungendo che la «protezione dei bambini è solo un pretesto per discriminare». La legge ungherese infatti, stando a quanto afferma la presidente della Commissione Ue, «dice che pubblicazioni con rappresentazioni di giovani Lgbt non possono essere più mostrate ai minori: praticamente l’omosessualità e la transessualità vengono poste allo stesso livello della pornografia. Questa legge non serve alla protezione dei bambini, la quale viene utilizzata come pretesto per discriminare l’orientamento delle persone, questa legge è vergognosa».

Von der Leyen ricatta l’Ungheria

In tal senso, ha spiegato la von der Leyen, questa legge «contraddice profondamente i valori fondamentali dell’Ue. Userò tutti gli strumenti che sono a disposizione della Commissione per difendere questi valori». E ancora: «Dall’inizio del mio mandato abbiamo aperto circa 40 procedure di infrazione legate al rispetto dello Stato di diritto e, se necessario, apriremo altre procedure», tra cui, appunto, si vocifera di un blocco del Recovery plan.

Nella sua tirata contro l’Ungheria, la von der Leyen dà fondo a tutta la retorica diritto-umanista: «Non possiamo rimanere a guardare quando ci sono regioni che si dichiarano liberate da persone Lgbt. Non lasceremo che una parte della nostra società sia stigmatizzata. Quando difendiamo parti delle nostre società, noi difendiamo la libertà di tutta la nostra società».

Gabriele Costa

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