Il vergognoso baratto: per difendere Kiev facciamo sterminare i curdi (con le armi italiane). E Draghi se ne frega


Da Il Tempo – In nome della difesa dei valori occidentali, Usa ed Europa hanno di fatto consegnato il popolo curdo, eroe della resistenza al califfato Islamico, in mano all’aspirante califfo Erdogan, che in cambio del sì all’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia ha ottenuto il placet degli alleati alle sue scorribande in Siria e nel nord Iraq.

Dopo il ricatto dei profughi, dunque, il despota turco ha inflitto un altro scacco diplomatico all’Occidente che, all’alba della nuova guerra fredda fra democrazie e autocrazie, ha dato un altro inquietante segnale di debolezza, come se il ritiro americano dall’Afghanistan non avesse già compromesso in modo irreparabile la sua influenza nei teatri di crisi.

Questo ennesimo tradimento è una pagina ignobile ma non sorprendente, perché sia Obama che Trump-e ora Biden-hanno sempre disatteso gli impegni: l’unica volta in cui i curdi riuscirono a ottenere un riconoscimento fu nel 2003 quando, in cambio del supporto nella guerra contro Saddam, ottennero da Bush figlio prima la no fly zone e poi l’autonomia del Kurdistan iracheno.

La zona sotto controllo curdo si estende dal confine Iraq-Iran alla Siria, e anche se esiste una storica rivalità fra curdi iracheni e curdi siriani, la guerra all’Isis l’ha in parte rimossa, ma c’è un dato decisivo che per coerenza l’Occidente non dovrebbe mai dimenticare: i curdi incarnano l’unica autentica democrazia di quell’area cruciale del mondo, quindi un potenziale fattore di stabilità che presupporrebbe anche il riconoscimento di una vera e propria entità statuale, un diritto conquistato con l’altissimo tributo di sangue versato nella guerra all’Isis e col rifugio umanitario offerto alle minoranze cristiane e yazide, sottraendole a un autentico genocidio.

Invece, dopo l’ipocrita moto di riconoscenza nei confronti dei Peshmerga – trecentomila soldati e soldatesse pronti a morire per gli ideali di patria e libertà, ma anche per i valori dell’Occidente -una volta sconfitto lo Stato islamico, Usa e Ue rimasero silenti – e conniventi davanti all’invasione turca del nord della Siria col dichiarato intento di «dare una lezione ai curdi».

Sembra impossibile, ma ora hanno fatto anche di peggio: il memorandum firmato da Turchia, Svezia e Finlandia prevede infatti l’estradizione di membri del Pkk, considerati tutti terroristi, ma anche dell’Ypg, una coltellata nella schiena dei centomila curdi rifugiati nei Paesi scandinavi. È il trionfo di Erdogan, che approfittando dello scudo mediatico della guerra in Ucraina, e con la scusa di annientare i combattenti del Pkk, sta mettendo a ferro e fuoco il Kurdistan iracheno con metodi molto similia quelli usati da Putin nella sua «operazione speciale», così come nel nord della Siria è di nuovo sotto le bombe turche la città simbolo di Kobane, ovunque con un bilancio spaventoso di civili uccisi.

Quello che abbiamo di fronte, allora, è uno scenario paradossale: si dice che il popolo ucraino sta combattendo per difendere, insieme ai suoi confini, anche la nostra libertà dal risveglio delle autocrazie, ma nello stesso tempo l’Occidente mette il suo sigillo alla pretesa dell’autocrate turco di soggiogare un altro popolo, quello curdo, che si è battuto in prima linea anche per noi contro il Califfato islamico.

È, a tutti gli effetti, un baratto vergognoso: l’allargamento della Nato per difendere l’Europa dalla minaccia russa in cambio dell’ennesimo sacrificio curdo. E dispiace che il governo italiano non abbia proferito verbo: dovevamo essere i migliori amici occidentali dei curdi, e invece abbiamo fornito gli elicotteri Mangusta che da anni l’esercito di Ankara utilizza contro di loro. Una vergogna, appunto.

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