Il vaccino Johnson & Johnson è pericoloso per gli under 60. L’idea di Lamorgese: “Facciamolo ai migranti”





Di Dario Martini – Il vaccino prodotto dalla Johnson & Johnson non va somministrato alle persone con meno di 60 anni a causa del rischio di trombosi. Una regola che, come per AstraZeneca, ha creato sfiducia in questo siero. Nessun problema: lo possiamo dare a tutti i migranti che sbarcano in Italia. A prescindere dall’età. E’ la soluzione messa a punto dal Cts lo scorso 27 agosto con cui il ministero dell’Interno ha ricevuto il via libera scientifico per inoculare il Janssen (nome commerciale) a tutti gli immigrati nei centri d’accoglienza del Paese.

Era il 22 aprile quando il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, prese carta e penna per evidenziare la “necessità di vaccinare gli oltre 80 mila migranti richiedenti asilo, titolari di forme di protezione e minori stranieri non accompagnati) presenti nell’ambito del Sistema di Accoglienza». Fu in quella occasione che propose anche di utilizzare un vaccino monodose, perché «tale approccio consentirebbe di realizzare un significativo guadagno in termini di tempestività ed efficacia nello svolgimento della campagna vaccinale dei migranti e degli operatori delle strutture del sistema di accoglienza».

Eppure, solo due giorni prima, il comitato tecnico scientifico dell’Agenzia italiana del farmaco, aveva detto chiaramente che, «tenuto conto delle analogie esistenti tra i vaccini Janssen e Vaxzevria» (il siero prodotto da AstraZeneca) «si ritiene che al momento per il vaccino Janssen debbano essere previste le stesse condizioni di utilizzo di Vaxzevria». Ovvero, la somministrazione a persone con più di 60 anni. Perché «l’associazione tra gli eventi trombotici sopra descritti è stata riscontrata in soggetti di età inferiore a 60 anni e prevalentemente nelle donne».

Il Cts dell’Alfa ribadisce il concetto: «I casi si sono verificati nelle tre settimane successive alla vaccinazione e principalmente in donne sotto i 60 anni di età. Questa condizione ha provocato anche la morte». Eppure, due mesi dopo, il 18 giugno, il Cts del governo guidato da Silvio Brusaferro (Iss) e Franco Locatelli (Consiglio superiore di sanità), decide di ignorare questo parere, stabilendo che la possibilità che si manifestino «specifiche situazioni di vantaggio della singola somministrazione» anche in chi ha meno di 60 anni. Il Viminale coglie al volo questa opportunità, e il 17 agosto chiede espressamente al Cts di poter inoculare il vaccino J&J a tutti i migranti che si trovano «a Lampedusa, Pantelleria, sulle coste della Calabria, della Puglia e della Sardegna, oltre che sui territori del Friuli Venezia Giulia al confine con la Slovenia)». Gli immigrati, tra l’altro, nella stragrande maggioranza hanno tutti meno di 60 anni. La questione viene dibattuta nella seduta del Cts del 27 agosto. Sono presenti, in videoconferenza, tutti gli undici componenti, compreso Rezza.

Gli scienziati ingaggiati dal governo contro il Covid devono giustificare come sia possibile riservare ai migranti un vaccino autorizzato solo per gli anziani. Per prima cosa evidenziano come il J&J sia il siero ideale per «i cosiddetti gruppi di popolazione hard-to-reach». Un inglesismo per dire che gli immigrati sono difficili da raggiungere. E «considerate le criticità logistiche e le tempistiche di un ciclo vaccinale a due dosi (…) il rapporto beneficio/rischio del siero J&J in soggetti sotto i 60 anni potrebbe risultare favorevole». Tradotto: siccome è più semplice, ai migranti facciamo un vaccino monodose. Concetto reso più chiaro poco dopo, quando viene evidenziato il pericolo di fuga: «Nel caso dei migranti (…) noto che un’aliquota non secondaria di tali cittadini risulta difficilmente raggiungibile una volta completati l’identificazione e il periodo di isolamento fiduciario (rendendosi i medesimi irreperibili perché intenzionati a migrare ulteriormente verso altre destinazioni o altre regioni)».

Il gioco è fatto: il rischio di un vaccino riservato a una sola fascia d’età passa in secondo piano davanti alla difficoltà di controllare gli 80mila immigrati sbarcati sulle nostre coste. l Cts è consapevole di ciò che sta autorizzando. Così, in chiusura di parere, aggiunge due postille: il migrante deve aderire «su base volontaria» e bisogna che firmi un «consenso informato», attraverso l’aiuto di un mediatore linguistico. Migrante avvisato mezzo salvato.

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