Il Tar del Lazio dà ragione a tre agenti non vaccinati sospesi: i giudici ordinano il reintegro nel posto di lavoro


Da ByoBlu – Il TAR del Lazio ha emesso tre provvedimenti gemelli con i quali ha ordinato il reintegro di altrettanti dipendenti pubblici appartenenti alle forze dell’ordine che non avevano completato il ciclo di vaccinazione primario o non avevano ricevuto la somministrazione della terza dose.

Si tratta di provvedimenti cautelari, quindi non definitivi, motivati principalmente dai danni che i ricorrenti avrebbero subito nell’attesa della decisione finale. I decreti potrebbero però suggerire un approccio diverso da quello che la magistratura ha prevalentemente seguito fino ad ora e che possono essere inquadrati sulla scia della sentenza del giudice del lavoro di Velletri, che lo scorso novembre aveva ordinato il reintegro di una sanitaria, sottolineando gli aspetti costituzionali coinvolti dal provvedimento, come la dignità professionale e il ruolo alimentare dello stipendio.

La possibile incostituzionalità della sospensione è espressa dal seguente passaggio contenuto nei decreti emessi dal Tar: ‘Considerato che il ricorso, prospettando in sostanza profili di illegittimità costituzionale della normativa concernente l’obbligo, per determinate categorie di personale in regime d’impiego di diritto pubblico, di certificazione vaccinale ai fini dell’ammissione allo svolgimento della prestazione lavorativa, richiede adeguato approfondimento nella sede propria collegiale’.

Abbiamo chiesto una valutazione sui provvedimenti appena emessi all’avvocato Angelo di Lorenzo, presidente dell’associazione Avvocati Liberi che accoglie con misurato ottimismo la pronuncia del tribunale amministrativo:

In buona sostanza il TAR sembra che, nemmeno troppo timidamente, rimetta al centro delle proprie decisioni la tutela delle personedei suoi diritti naturali, e stia abbandonando la difesa a oltranza della politica sanitaria voluta dal governo ‘whatever it takes’, quella paura di creare precedenti di disomogeneità verso il modo di affrontare la lotta al coronavirus che ha dimostrato il completo fallimento della scienza di stato e ha procurato enormi danni alle persone, alla società ed all’economia” – e prosegue – “un ulteriore aspetto concerne il cambio di approccio verso il ‘periculum’, nel senso che la retribuzione torna ad essere un bene fondamentale ex sé, la cui lesione, compressione o manomissione merita tutela, proprio in quanto ‘la privazione della retribuzione e quindi alla fonte di sostegno delle esigenze fondamentali di vita, sussistono profili di pregiudizio grave e irreparabile, tali da non tollerare il differimento della misura cautelare sino all’esame collegiale’:

in pratica, si abbandona quella teoria di una giurisprudenza di merito (basso merito) che ritiene che la tutela cautelare in questi casi debba essere riservata solo a chi riesca a dimostrare la propria condizione soggettiva di indigenza, come a dire che chi perde il sostentamento ma non và sotto un ponte non merita cautela”.

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