Il suicidio occidentale, in Europa si rischia la galera se si cita la Bibbia: ma l’Ue promuove il velo islamico


Da Libero Quotidiano – La libertà religiosa soffre un equivoco, antipatico perché ne snatura il concetto, pericoloso perché scatena contro chi la difende guerre sbagliate per motivi sbagliati. L’equivoco è pensare che libertà religiosa voglia dire che una fede vale un’altra, ma l’International Religious Freedom Summit 2022, appena conclusosi a Washington, lo ha spazzato via con eleganza assertiva.

I suoi organizzatori, Sam Brownback (ex governatore Repubblicano del Kansas, già ambasciatore per la libertà religiosa nel mondo con il presidente Donald Trump) e Katrina Lantos Swett (presidente della Lantos Foundation for Human Rights and Justice, fondata nel 2008 per proseguire l’eredità del defunto marito, il deputato Democratico Tom Lantos), lo hanno chiarito e ribadito.

La libertà religiosa è il diritto fondamentale della persona umana: decisivo, perché riguarda il senso ultimo delle cose (per i credenti, ovvio, ma pure per gli atei, la cui libertà conclude che Dio non esiste), fondamentale, perché genera e dà senso agli altri (diritto di parola, riunione, etc.). La libertà religiosa è infatti il diritto di ogni essere umano della storia alla verità: a cercarla, a volerla, a trovarla senza coercizione. Per questo è anche il primo diritto umano politico (di assemblea, di organizzazione di tale assemblea, di vita secondo i dettami della fede)

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MILLE CONFESSIONI – Al Summit di Washington c’erano Mike Pompeo (l’ex Segretario di Stato peril quale la libertà religiosa ha guidato e dovrebbe sempre guidare la politica estere degli Stati Uniti), campioni storici della libertà religiosa come il senatore Marco Rubio e il deputato Chris Smith, la presidente della Camera Nancy Pelosi ha mandato un video, breve, e poi decine di altri protagonisti:

Mary Ann Glendon, Lord Alton, Tom Farr (Religious Freedom Institute), Azra Jafari (già sindaco donna di Nili in Afghanistan), Michael Ferris (Alliance Defending Freedom), il presidente del Guatemala Alejandro Giammattei, Nury Turkel (primo commissario uiguro dell’USCIRF, US Commission on International Religious Freedom), Ján Figee(già inviato speciale dell’Unione Europea per la promozione della libertà di religione fuori dalla UE), e vescovi, sacerdoti, pastori, rabbini, imam, lama, e sacerdoti e chierici di mille fedi.

Risultato? Il contrario della macedonia: un giardino ben ordinato per mettere al centro della politica, nel senso più ampio e nobile del termine, la persecuzione a causa della fede, il mascheramento della violenza politica con la religione e la notizia del giorno. Sì, i cristiani sono ancora la religione più perseguitata di quel mondo cui dei loro lutti e del loro dolore non interessa nulla.

Tre sono i nemici giurati della libertà religiosa: il terrorismo nel nome storpiato di Dio; le ideocrazie totalitarie come il comunismo (che non è affatto scomparso); gli Stati dirigisti che garantiscono la libertà solo a parole. In Occidente ne spadroneggia invece soprattutto un quarto: il relativismo per cui tutto ha il medesimo valore, cioè nulla ne ha più, inflitto attraverso il politicamente corretto, il conformismo e la «cancel culture». Lo ha spiegato Päivi Räsänen, ex ministro finlandese dell’Interno finita sotto processo per avere ripetuto la Bibbia dove dice che l’uomo è maschio e femmina e basta, come non piace all’ideologia gender.

MINORANZE SCHIACCIATE – Nodo importante sono le religioni minoritarie, a volte con pochi fedeli, altre vaste ma temute perché sconosciute o sbeffeggiate. Accanto a cristiani ortodossi, cattolici, protestanti, islamici, ebrei, indù e buddhisti a Washington c’erano anche Scientology, il movimento Tai Ji Men di Taiwan e il Falun Gong, decimato dal mostro della predazione forzata di organi umani praticata dal governo neo-post-nazional-comunista cinese. Ne hanno parlato Ethan Gutmann e David Matas, i maggiori specialisti del campo.

Il sugo di tutta la storia lo hanno spremuto perfettamente due concetti di assoluta intelligenza espressi pensando sia alle religioni “strane” e “controverse”, sia a chi pratica la libertà religiosa a senso unico. «Smettiamo di chiamarle “sette”, perché “sette” è un termine vago, privo di senso scientifico e buono solo a stigmatizzare i gruppi che stanno antipatici a chi ha il potere di deciderlo».

Lo ha detto Holly Folk, storica delle religioni nella Western Washington University di Bellingham, sulla Costa pacifica, e la mente corre al regime totalitario di Pechino, che traduce malamente l’antica espressione mandarina xie jiao con «sette» spedendo al macello tutte le fedi che definisce tali, la definizione di «setta» essendo ciò che il regime comunista definisce «setta».

L’ODIO E I MASSACRI – Il secondo rilievo chiave l’ha espresso Nadine Maenza, già presidente dell’USCIRF: la libertà religiosa o tutta o niente. Perché se è davvero il fulcro di tutto, non la si può riconoscere solo a chi ci piace e negarla a chi detestiamo. Greg Mitchell, anima dell’International Religious Freedom Roundtable di Washington, che vanta analoghi in diverse parti del mondo, ha annunciato un coordinamento strutturale di grande respiro fra le realtà che difendono la libertà religiosa di cui va ringraziata la prestigiosa Templeton Foundation. L’IRF Summit di Washington ne è stato il trailer.

Curioso che più ci si riempie oggi la bocca di pace, armonia, democrazia e cose così, più la gente venga massacrata in odio a quella libertà originaria di rapportarsi a Dio che definisce gli esseri umani.

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