Il suicidio francese: moschee sì, simboli cristiani no. Follia di sinistra e toghe: “Via la statua della Madonna”


da Il Giornale – Cancel culture in salsa laicista. Prosegue in Francia la battaglia delle associazioni giacobine contro i simboli religiosi. La Corte amministrativa d’appello di Bordeaux ha ordinato al comune di La Flotte-en-Ré, sull’Île de Ré, la rimozione dal pubblico dominio di una statua della Vergine situata nel mezzo di un incrocio, ai sensi della legge sulla separazione dei Chiesa e Stato del 1905, secondo quanto diffuso dalla France Press e riportato anche da Le Figaro.

Confermando una prima decisione del tribunale amministrativo di Poitiers, risalente allo scorso marzo, ordina a piccolo comune della Charente-Maritime di 2800 abitanti di “effettuare la rimozione della statua entro sei mesi“.

Quest’ultima fu realizzata dopo la seconda guerra mondiale per una famiglia grata di vedere un padre e un figlio tornare vivi dal conflitto. Esposta dapprima in un giardino privato, è stata poi donata al Comune, che l’ha installata nel 1983 in un bivio.

Francia, guerra ai simboli religiosi

Nella primavera del 2020 la statua fu danneggiata a seguito di un incidente automobilistico. Il comune decise allora di ricostruirla identica, nella stessa località, su un promontorio, in uno spazio pubblico. A seguito di tale decisione, la Libre-pensée 17, associazione per la difesa della laicità, ha avviato un’azione legale per chiederne la rimozione, invocando la legge del 1905 che vieta l’installazione di monumenti di carattere religioso nel demanio pubblico. Una “polemica ridicola” l’aveva definita sindaco Jean-Paul Héraudeau, il quale sosteneva che la statua fosse “parte del patrimonio storico” della cittadina, essendo “più un memoriale che una statua religiosa“.” Il tribunale osserva che il comune “non aveva alcuna intenzione di esprimere una preferenza religiosa” installando lì la statua nel 2020. Tuttavia, rileva anche che “la figura della Vergine Maria è una figura importante nel cristianesimo, in particolare nella religione cattolica, e che la statua stessa presenta un carattere religioso“, fa notare il tribunale amministrativo di Bordeaux. E dunque va rimossa.

Scontro sull’identità

La decisione del tribunale di Bordeaux fa discutere. “La Corte d’appello di Bordeaux ha ordinato al comune di La Flotte-en-Ré di eliminare dallo spazio pubblico una statua della Vergine Maria. Ancora una volta, dei giudici si rendono complici di associazioni gosciste che vogliono distruggere le radici cristiane della Francia. Vergogna!“, ha twittato il deputato del Rassemblement national Nicolas Meizonnet. “Bordeaux, il tribunale ha ordinato al comune di La Flotte-en-Ré di rimuovere dal pubblico dominio una statua della Vergine Maria. Ovviamente ci opporremo!” ha twittato Stanislas Rigault, presidente di Generazione Z. La vicenda ricorda da vicino lo scontro analogo che si è sviluppato attorno alla statua di Saint-Michel (“San Michele e il drago”) inaugurata nell’ottobre 2018 nella piazza antistante la Chiesa di Saint-Michel del comune di Les Sables-d’Olonne, in Vandea, nella Francia occidentale.

Nel dicembre 2021 Libre Pensée ottenne dal tribunale amministrativo di Nantes il benestare per abbattere entro sei mesi la statua di Saint-Michel. I giudici dettero ragione, anche in quell’occasione, all’associazione sulla base della legge del 1905 sui rapporti fra Chiesa e Stato la quale “si oppone all’installazione, nello spazio pubblico, di un segno o di un emblema che esprima il riconoscimento di un culto o che indichi una preferenza religiosa” come ricorda la sentenza. Il 16 settembre scorso la Corte di appello di Nantes ha confermato la sentenza del Tribunale, dando sei mesi di tempo al primo cittadino per rimuovere il monumento. Ne sono nate manifestazioni e cortei di migliaia di persone che si oppongono a questa decisione assurda. Perché quella dei cittadini di Les Sables-d’Olonne non è affatto un capriccio: la battaglia – ora legale – assume piuttosto i toni di uno scontro sull’identità francese. Che si basa sì sulla laicità dello stato, ma senza rinunciare a tradizioni e simboli della propria storia cristiana, come vorrebbero i “talebani” del laicismo.

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