Il rapporto dei servizi segreti dà ragione a Salvini: “Con la riduzione delle navi Ong, duro colpo ai trafficanti”


Da Il Primato Nazionale – Roma, 28 feb – Tutte le agenzie e i principali media hanno dato risalto quasi esclusivamente al “pericolo razzismo in vista delle elezioni europee“. Ma la relazione dei servizi segreti al Parlamento ad opera del Dis è ricca di spunti e pone al centro del dibattito molte questioni: immigrazione, “arruolamento” degli stranieri nelle battaglie politiche da parte dell’estrema sinistra, mafia nigeriana, fondamentalismo islamico, attacchi informatici ai nostri settori strategici.

Difficilmente la stampa di sinistra riporterà il nesso tra la riduzione delle navi delle Ong e le difficoltà dei trafficanti. Si legge nella relazione: “L’andamento complessivo dei flussi via mare ha conosciuto, nell’anno di riferimento, una contrazione degli arrivi senza precedenti, segnando una flessione di oltre l’80%. Tale sviluppo è da attribuire soprattutto alla rafforzata capacità della Guardia costiera libica nella vigilanza delle acque territoriali, e alla drastica riduzione delle navi delle ONG nello spazio di mare prospicente quelle coste che, di fatto, ha privato i trafficanti della possibilità di sfruttare le attività umanitarie ricorrendo a naviglio fatiscente e a basso costo”.

Fondamentale per i servizi anche l’intervento direttamente sul territorio africano: “Altrettanto nodale si è rivelato il potenziamento dei controlli a Sud della Libia, specie in territorio nigerino, secondo una strategia di “presidio avanzato” condivisa dalla UE e convintamente sostenuta dall’Italia.

Minaccia jihadista 
Altro passaggio che rischia di passare in sordina è quello sulla minaccia del terrorismo islamico. “La minaccia jihadista è rimasta anche nel 2018 costantemente all’attenzione dell’intelligence, per la quale ha anzi continuato a rappresentare una assoluta priorità. Ne fa stato l’impegno a tutto campo che – attivando, ove necessario, i previsti meccanismi di coordinamento ed in costante raccordo con le Forze di polizia ed i Servizi collegati – è stato dedicato dagli Organismi informativi al monitoraggio del fenomeno e delle sue tendenze sulla scena estera, così come delle sue espressioni in territorio nazionale.
Cresce anche la lista dei foreign fighters “italiani”. “In continuità con il trend rilevato lo scorso anno, non si sono registrate nuove partenze, anche se il numero dei “listati” è cresciuto (da 129 a 138) in ragione dei casi risalenti agli anni passati individuati in esito alla costante attività di vaglio e riscontro anche di segnalazioni raccolte nell’ambito della collaborazione internazionale”.
Di Davide Di Stefano

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