Il prete rosso “anti-Salvini” Zanotelli offende gli eroi caduti a Nassiriya: “Non sono martiri, erano lì per il petrolio”

di Robert Perdicchi – Un delirio che offende la memoria dei nostri soldati morti, quello del prete no global Alex Zanotelli. «L’Iraq è davvero una grande patata bollente… Ma la presenza militare italiana non deve più esserci. Non possiamo più stare in un Paese che abbiamo contribuito a distruggere. Diverso è il discorso relativo alla presenza civile italiana, di assistenza alla popolazione». È quanto sostiene all‘AdnKronos il missionario e pacifista, tra i riferimenti ideologici più considerati dai no global, nonché amico di Roberto Fico.


L’Iraq – secondo padre Zanotelli – “è stato distrutto da una guerra completamente ingiusta, tutta costruita sulle menzogne dell’Occidente”. «Contro cui una delle poche voci che si sollevò allora fu quella di Papa Giovanni Paolo II – sottolinea il religioso – il popolo è stato annientato, tutte le relazioni sono saltate. Restare in una situazione del genere è un obbligo morale per la comunità internazionale, anche per noi italiani. Ma non con i militari: servono ben altre presenze per ricostruire quel territorio e rimettere in piedi quella società».

Per padre Zanotelli, poi, vaal dunque. «Anche i militari vittime dell’attentato a Nassiriya non andrebbero definiti martiri, in quanto noi eravamo lì per difendere con le armi il nostro petrolio. Guardiamoci in faccia e diciamoci queste cose, anche se purtroppo in Italia sembra impossibile dirlo e costa una valanga di insulti… ma è questa la cruda verità. Cosa ci stanno a fare, ancora oggi, i soldati italiani in Iraq, come del resto anche in Afghanistan? Noi occidentali li aiutiamo a fare la guerra all’Isis? Ma se in Siria abbiamo abbandonato i curdi, che hanno davvero lottato contro l’Isis…».

La reazione di La Russa

«Preti così possono far perdere la fede. Il Papa, o chi per lui, dovrebbe esaminare le parole” pronunciate da padre Alex Zanotelli sulla presenza militare italiana in Iraq e sull’attentato di Nassirya, “che per un cattolico possono essere vere e proprie bestemmie». Lo dice all’Adnkronos Ignazio La Russa, di Fratelli d’Italia, ex ministro della Difesa e vicepresidente del Senato.

Nassiriya, oggi il sedicesimo anniversario

Oggi si celebra il sedicesimo anniversario della strage di Nassiriya nella quale morirono 12 carabinieri, 5 militari dell’Esercito, due civili italiani e nove iracheni. L’attacco alla base ‘Maestrale’ di sedici anni fa fu l’episodio più drammatico della missione militare italiana ‘Antica Babilonia’ in Iraq. Erano le 10.40 (le 8.40 in Italia) di quella mattina quando un veicolo pesante sfondò la recinzione della sede della missione Msu (Multinational Specialized Unit) dei carabinieri a Nassiriya, aprendo un varco ad un’autobomba che esplose subito dopo.

Le vittime furono: i militari dell’Arma Domenico Intravaia, Horatio Majorana, Giuseppe Coletta, Giovanni Cavallaro, Alfio Ragazzi, Ivan Ghitti, Daniele Ghione, Enzo Fregosi, Alfonso Trincone, Massimiliano Bruno, Andrea Filippa, Filippo Merlino; i militari dell’Esercito Massimiliano Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi, Pietro Petrucci. Stefano Rolla e Marco Beci sono i due civili. Nell’esplosione morirono anche nove iracheni, numerosi furono i feriti.

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